HP e le cartucce consumabili, tra politica e tecnologia Giovedì 15.07.2010

HP e le cartucce consumabili, tra politica e tecnologia

Autore: Gabriele Burgazzi   Categoria: Periferiche

La questione del riciclo

A chiudere il cerchio quando si parla soprattutto di componenti consumabili è il riciclo. Secondo una stima fornita da HP stessa oltre il 92% dell'impatto ambientale di una cartuccia si verifica dopo la produzione: l'importanza di riciclare e riutilizzare i materiali impiegati per la produzione di questi componenti risulta fondamentale. HP ha in questo senso avviato nel 1991 il programma di riciclo definito HP Planet Partners. Ora attivo in oltre 50 nazioni in tutto il mondo, secondo i dati attualmente disponibili, ha permesso di raccogliere nel solo 2009 oltre 61 milioni di cartucce a getto d'inchiostro e toner, portando così a 320 milioni il computo totale di unità riciclate fino ad ora. Rimandiamo tutti gli interessati alle procedure di riciclo all'articolo scritto in questa occasione.

Il programma avviato da HP nel 1991 offre di fatto ai clienti della società nordamericana un metodo gratuito per il ritiro e lo smaltimento delle cartucce stampa HP esaurite. Ecco però la nota dolente che riguarda, manco farlo apposta, l'Italia: il programma non è infatti attivo per gli utenti finali italiani, viste le disposizioni del decreto Ronchi. Secondo quanto previsto da questo testo di legge, infatti, le cartucce esauste sono da considerarsi alla stregua dei rifiuti speciali non pericolosi e, per tale ragione, vanno giocoforza smaltiti dalle ditte autorizzate. Sempre secondo il decreto le aziende che si occuperanno del ritiro dovranno poi farsi carico della rigenerazione di tali cartucce. A questo indirizzo è disponibile il decreto Ronchi nel suo intero.

Alla prova dei fatti, ecco, sottoforma di esempio come la raccola dei consumabili funziona all'estero e come invece funziona in Italia: un utente finale francese (a titolo di mero esempio), acquistando delle cartucce per la propria stampante troverà nella confezione una busta. Terminato il ciclo vitale di questo consumabile, l'utente potrà, semplicemente utilizzando la busta inclusa nella confezione, impacchettare la cartuccia esausta e metterla in un qualsiasi punto di raccolta della posta. Saranno poi le poste a gestire la spedizione degli esausti direttamente ad HP che si occuperà poi del riciclo. In Italia invece le possibilità che un utente finale ha, una volta esaurita la cartuccai, sono essenzialmente due: portare i "rifiuti speciali non pericolosi" in discarica o in una delle oasi ecologiche. Ci auguriamo ovviamente che le aziende che si fanno carico dello smaltimento trattino nel modo più consono le cartucce esauste.

Commenti (65)  

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Commento # 1 di: demon77 pubblicato il 15 Luglio 2010, 15:25
Scusate ma.. è HP che ha eseguito i test paragonando le SUE cartucce a quelle compatibili?
E grazie al C***O, ma che risultati aspettavate???
Tipo "valutazione dell'operato di Berlusconi" una rassegna curata da Emilio Fido!!!!!

Ora, parlando OGGETTIVAMENTE, è vero che le cartucce originali sono migliori e durano anche qualcosina di più.. ma in compenso costano anche un bel pezzo di più!!!
Io personalmente uso da sempre cartucce compatibili sulle mie epson (testine fisse quindi) e non ho mai avuto problemi paticolari.. alla fine penso che il gioco valga la candela.
Commento # 2 di: Paganetor pubblicato il 15 Luglio 2010, 15:31
articolo molto interessante! Il problema fondamentale è che non si può chiedere all'oste com'è il vino... ovvio che i prodotti HP non saranno mai difettosi (secondo test di HP...). Inoltre, fare paragoni in percentuale tra 24 toner HP e 168 di altre marche crea un certo squilibrio... ho capito che sono 24 per ciascun brand, ma poi si sommano TUTTE le altre marche e vengono fuori numeri un po' sbilanciati.

Inoltre, ci sarebbe da obbiettare in merito all'enormità di modelli differenti di cartucce e toner: io capisco che non si possa fare un solo tipo di "consumabile" e pretendere che questo vada bene su tutti i modelli di una certa marca, ma è assurdo che ogni sei mesi ci siano nuove stampanti con cartucce diverse. Ai manager di HP è passata per la testa la possibilità di standardizzare un po' di componenti per abbattere i prezzi del prodotto finale? Perchè l'impressione, almeno per me, è che i veri soldi li facciano con i consumabili anzichè con le stampanti, e che mantengano intenzionalmente alti i prezzi per guadagnare il più possibile... mi piacerebbe essere smentito da qualche rappresentante di HP (ma non penso siano solo loro a farlo, vale un po' per tutti).

Un'ultima cosa: che fine fanno le cartucce e i toner esauriti? Quando tornano da HP, come li smaltiscono? Ci sono componenti riutilizzabili?

ho finito
Commento # 3 di: yukon pubblicato il 15 Luglio 2010, 15:53
ho una stampante hp e devo dire che uso solo cartucce originali, e tuttosommato mi trovo bene visto che il prezzo delle stesse non è eccessivo.

devo dire comunque che uso la stampante veramente poco e quindi comprare una cartuccia, nero o colore che sia, non mi pesa..

la cosa che mi secca di più è dover buttare la cartuccia colore quando se ne esaurisce uno dei 3 ma degli altri ce ne ancora...

non potevano fare un sistema a 4 cartucce? nero, rosso, blu, verde?


per il riciclo, qui da me si fa la raccolta differenziata porta a porta. le cartucce esauste non saprei nemmeno dove portarle quindi vanno a finire inesorabilmente nel secco indiferenziato... ma se potessi spedirle ad hp per il riciclo lo farei sicuramente, ma purtroppo in italia non è possibile...
Commento # 4 di: ragugo pubblicato il 15 Luglio 2010, 16:05
Smettiamola di parlare di costi di ricerca (in qualsiasi campo) se questi non sono ecosostenibili!
Come è possibile usare come scusa la ricerca per generare maggiori introiti e nessun riuso dei consumabili.
Se per soddisfare la ricerca di una azienda devo generare rifiuti pericolosi per il pianeta posso pure dire: ricerca meno, mettici 20 anni a fare un inchiostro migliore (al posto di 4-5) ma non mi riempire di spazzatura!
Commento # 5 di: Axoduss pubblicato il 15 Luglio 2010, 16:21
Vorrei ben sperare che le cartucce hp, costando di più, abbiano una qualità superiore

La mia domanda (ma anche di altri) a cui non è stata data una risposta è: perché non le fanno ricaribili e loro vendono anche le bottiglie di inchiostro?

Ci sarebbe meno spreco, ma ovviamente guadagnerebbero meno!

PS: le statstiche che hanno fatto, lasciano il tempo che trovano... numeri bassi e sondaggio di parte
Commento # 6 di: gabriele_burgazzi pubblicato il 15 Luglio 2010, 16:26
Originariamente inviato da: Axoduss
Vorrei ben sperare che le cartucce hp, costando di più, abbiano una qualità superiore

La mia domanda (ma anche di altri) a cui non è stata data una risposta è: perché non le fanno ricaribili e loro vendono anche le bottiglie di inchiostro?

Ci sarebbe meno spreco, ma ovviamente guadagnerebbero meno!

PS: le statstiche che hanno fatto, lasciano il tempo che trovano... numeri bassi e sondaggio di parte


Rispondo alla tua domanda con un passo dell'articolo:

"La domanda che viene automatica, almeno personalmente è: perchè? Mi spiego meglio. Almeno concettualmente, l'idea di vedere una stampante con cartucce ricaricabili, una sorta di serbatoio da riempire di inchiostro una volta finito, non mi sembrava così blasfema. Parlo, chiaramente, da non esperto in materia. A quanto pare, invece, non è proprio così semplice. A rispondere direttamente a questa domanda è Jochen Ziegler, EMEA LES Marketing Manager: il motivo per cui HP non ha mai investito in soluzioni cartucce o toner ricaricabili è dettata da un compromesso qualitativo con cui sarebbe necessario scendere per poter sviluppare simili soluzioni. Porto un esempio per spiegare meglio; come abbiamo detto in precedenza, la testina di stampa integrata in una cartuccia inkjet contiene un circuito capace di controllare da 800 a 1200 ugelli, per rilasciare fino a 30 milioni di gocce al secondo: queste caratteristiche risultano fondamentali per poter garantire il livello prestazionale e qualitativo raggiunto a oggi."

Ciao
Commento # 7 di: checo pubblicato il 15 Luglio 2010, 16:30
non mi torna il conto delle particelle in fila, mi sa sbagliato

poniamo che sta particella misuri 0,1 mm

0,1 x 5.000.000.000=500.000.000 di mm che a casa mia fanno 5000km, non 40K km

wtf?

cmq
io ho sempre avuto canon, le ricaricavo e ovvimante anche li l'inchiostro originale è migliore, però con i soldi di un set di cartucce (70€ 5 cartucce) ci salta fuori colore per stampare 2 3 encicolpedie!!!!

poi ora che la stampante la hanno i miei le comperano originli per non avere sbattimenti, io però non ho più una stampante perchè non riesco a trovarne una che mi soddisfi come costo iniziale, costo conumabili, qualità di stampa, durata con un uso infrequnte
Commento # 8 di: W4rfoX pubblicato il 15 Luglio 2010, 16:57
In epson allora devono essere un branco di idioti allora.. visto che le loro testine sempre quelle sono. Per altro.. possiedo una Samsung CLP con toner di ricarica la spesa e' inferiore del 50% rispetto ai toner originali. I toner originali fanno 2000 stampe. Un gruppo fusione viene dichiarato per 100.000 stampe.. ovvero 50 ricambi di toner.
Il toner originale costa 63 euro.. il ricaricato meno di 40.
Questo vuol dire 4x50x30euro = 6000 euro di risparmio.
Metti anche che il gruppo fusione duri il 50% in meno (non ci credo) un gruppo fusione nuovo costa 150 euro.. Ho comunque un guadagno netto di 2850 euro.
Commento # 9 di: scorpionkkk pubblicato il 15 Luglio 2010, 17:04
L'articolo non spiega del perchè non si debba ricaricare

Ho letto il passaggio, citato nell'articolo, relativo ad una sorta di diminuzione qualitativa nel caso di utilizzo dell'approccio della ricarica. Solo che la ricarica di cui si parla nell'articolo è in realtà un cambiamento da cartuccia originale a cartuccia compatibile (che poi è il focus dell'articolo e delle statistiche della HP).

Va da sè che non solo non si è parlato della situazione "ricarica" ma che effettivamente è chiaro che non se ne possa parlare poichè, come già espresso dall'articolo (che spinge sulla necessità di inchiostri originali per ammortizzarne la ricerca e di cartucce originale per il mantenimento della qualità di stampa e di funzionamento) risulta di fatto la SOLUZIONE PIU' CONVENIENTE sia per l'utente che per il soddisfacimento di quanto espresso dalla HP. Inoltre comporterebbe uno SMALTIMENTO MOLTO PIU' CONTENUTO e COSTI ASSAI INFERIORI.

Se ne deduce quindi che alla HP non gliene frega in realtà nulla nè dei costi di ricerca dell'inchiostro nè del corretto funzionamento delle proprie stampanti nè, ovviamente, del riciclo, ma interessa la soluzione a maggior profitto.
Se non è cosi allora è ovvio che domani dovrei poter chiedere un litro del loro inchiostro brevettato con il quale ricaricare la mia cartuccia originale.
Commento # 10 di: scorpionkkk pubblicato il 15 Luglio 2010, 17:12
ancora..

Inoltre, insisto, il passo citato mi sembra un pò illogico:
""...il motivo per cui HP non ha mai investito in soluzioni cartucce o toner ricaricabili è dettata da un compromesso qualitativo con cui sarebbe necessario scendere per poter sviluppare simili soluzioni. Porto un esempio per spiegare meglio; come abbiamo detto in precedenza, la testina di stampa integrata in una cartuccia inkjet contiene un circuito capace di controllare da 800 a 1200 ugelli, per rilasciare fino a 30 milioni di gocce al secondo: queste caratteristiche risultano fondamentali per poter garantire il livello prestazionale e qualitativo raggiunto a oggi."

Che vuol dire? che una cartuccia ricaricabile non può avere tale circuito di controllo? Ma dove sta scritto?

Inoltre, tanto per approcciare altri lidi, non torna neanche il computo economico perchè, sarà pure vero che HP deve ripagare i costi di ricerca e sviluppo nonchè di produzione e che soprattutto, gli inchiostri compatibili e le relative cartucce sono meno qualitativi. E' però anche vero che il costo di ricarica o di sostituzione delle cartucce rispetto alla ridotta qualità di stampa e ai costi delle cartucce originali è talmente conveniente (a causa dell'eccessivo costo delle cartucce originali e ai troppi vincoli) che il break even point di guadagno già è presente in utenti che hanno un microscopico volume di stampa, figurarsi negli altri.
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