La migrazione ad Exchange Server 2010 spaventa le aziende Martedì 02.11.2010

La migrazione ad Exchange Server 2010 spaventa le aziende

Autore: Andrea Bai   Categoria: Server e Workstation

Introduzione

Lo scorso mese di settembre ITHound.com ha ultimato un sondaggio commissionato da Mimecast effettuato su un campione di 250 responsabili IT di altrettante imprese, organizzazioni e aziende del Regno Unito in merito alle operazioni di migrazione verso Exchange Server 2010, la soluzione per la gestione aziendale di posta elettronica e messaggistica, rubriche e calendari proposta da Microsoft e lanciata ufficialmente quasi un anno fa, nel corso del mese di novembre 2009.

Tra i risultati del sondaggio, che considereremo più approfonditamente in seguito, ne emerge uno in particolare: sul totale delle aziende contattate e che già si poggiano su un'architettura Exchange appena l'8% ha già affrontato il passaggio ad Exchange 2010, mentre il 90% si affida ancora alle versioni 2007 o 2003, in quest'ultimo caso addirittura con un corposo 55% del totale del campione intervistato.

Se da un lato possiamo citare un simpatico adagio che circola spesso tra sistemisti e responsabili IT, "se funziona, non cambiarlo", dall'altro è opportuno fare due considerazioni. Anzitutto Microsoft ha abbandonato il supporto a Exchange Server 2003 il 14 aprile del 2009 e, pertanto, chi si poggia ancora su questa infrastruttura dovrà obbligatoriamente fare i conti con la sua obsolescenza, in secondo luogo la release 2010 di Exchange Server introduce una serie di nuove funzionalità e, stando ai proclami di Microsoft, di contenere i costi d'esercizio.

Con le nuove caratteristiche quali la possibilità di disporre di maggiori opzioni per lo stoccaggio dati, la possibilità di gestire caselle di posta di più ampie dimensioni e l'introduzione dei Database Availability Group, il passaggio ad Exchange Server 2010 rappresenta una reale opportunità per le aziende: per quale motivo, allora, le realtà che hanno affrontato il passaggio sono ancora poche? Il debutto di Exchange Server 2010 è avvenuto nel momento in cui la crisi economica si è abbattuta con tutta la sua violenza, con le ovvie ripercussioni negative sui budget di tutte le organizzazioni. Unito a questo è opportuno considerare che la migrazione verso Exchange 2010 non è un semplice "aggiornamento software" ma in molti casi - come meglio vedremo nelle prossime pagine - implica un profondo aggiornamento anche del parco hardware esistente e dei sistemi operativi. In altri termini: investimenti onerosi. E gli investimenti onerosi mal si conciliano con i tagli di budget dei periodi di crisi.

Ma sarebbe riduttivo, e fuorviante, pensare che il problema principale a causare questa inerzia nella migrazione verso Exchange 2010 sia esclusivamente monetario: se l'intera operazione viene considerata un investimento, e non un mero costo, i benefici arriveranno comunque in seguito. A tal proposito si è espressa anche Forrester Research, la quale sostiene che con la migrazione ad Exchange 2010 le aziende possono attendersi un recupero del 50% dei costi necessari all'operazione, nel giro di circa sei mesi, grazie ad una serie di risparmi collegati in altre aree.

In realtà l'intera revisione di una struttura IT comporta anche una serie di rischi e problemi che possono rallentare l'intera macchina operativa di un'azienda: disservizi, tempi di down prolungati, smarrimento di contenuti e dati sono tutti rischi possibili (e, anzi, probabili) cui un'azienda può andare incontro in un'operazione di migrazione così complessa.

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