Venerdì 05.08.2011
Shady RAT: 72 realtà spiate da oltre cinque anni
Considerazioni
I dati divulgati da McAfee si fermano qui. Non è dato sapere chi sia l'attore alle spalle di questi attacchi e se si possa trattare effettivamente di uno Stato come indicato dalla società di sicurezza. Nei giorni seguenti la pubblicazione del resoconto alcuni osservatori hanno dichiarato che vi sarebbero molti indizi che farebbero sorgere pesanti sospetti sulla Cina o su una realtà ad essa collegata. Si tratta tuttavia di accuse respinte con forza dal People’s Daily, il quotidiano del Partito Comunista cinese, e che hanno portato la stessa McAfee a precisare che lo schema degli attacchi non offre alcun elemento per identificare una precisa nazione.
A seguito della pubblicazione del resoconto di McAfee si sono volute esprimere sull'Operazione Shady RAT anche due altre realtà impegnate nell'ambito della sicurezza informatica: Sophos e Symantec. Graham Cluley, Senior Technology Consultant per Sophos, ha affermato che il report redatto da McAfee non rappresenta nulla di sorprendente, oltre che essere piuttosto inconcludente. Secondo Cluley, infatti, non è possibile stabilire quale sia l'effettiva gravità dell'accaduto dal momento che McAfee evita di riportare, se non in termini molto generici, quali siano le informazioni effettivamente trafugate e quanti computer siano stati coinvolti, per ciascuna realtà, nelle attività di intrusione. Secondo Cluley è da considerare di gravità ben maggiore un problema avvenuto la scorsa settimana in Corea del Sud, quando sono stati rubati i dati personali di 35 milioni di utenti da siti di social networking, laddove la popolazione stimata è di circa 48 milioni di individui.
Symantec ha invece fornito ulteriori elementi per documentare l'attacco, affermando di aver identificato l'inizale vettore, le minacce usate e il modo in cui l'attacco ha avuto luogo. Sul blog della compagnia si legge che il tutto è partito da messaggi-email contenenti attachment infetti e architettati in maniera tale da indurre gli impiegati delle realtà-vittime a scaricare ed aprire file word o excel, con evidenti corrispondenze a quanto spiegato anche da McAfee. Symantec ha inoltre dichiarato che queste informazioni erano liberamente disponibili dal momento che gli attaccanti non solo non hanno protetto adeguatamente i propri server di controllo, ma hanno inoltre installato sui sistemi delle vittime diversi strumenti per l'analisi del traffico web che hanno permesso agli investigatori di venire in possesso di numerose informazioni utili all'indagine.
I dati divulgati da McAfee descrivono una situazione che solleva numerose preoccupazioni, sebbene dai contorni ancora piuttosto nebulosi. Non è chiaro a questo punto si vi saranno ulteriori indagini volte ad identificare l'attore alle spalle di questa enorme attività di spionaggio, ne' se sarà possibile conoscere dettagli aggiuntivi sul genere di informazioni trafugate. Ciononostante questo episodio non fa che sottolineare ancora una volta quanto la protezione delle informazioni debba rappresentare oggi una delle più elevate priorità in un'organizzazione di qualsiasi tipo: aziende, enti governativi, relatà no-profit e via discorrendo.
Nella cosiddetta "società dell'informazione" il dato rappresenta un valore e, come tale, richiede un'adeguata protezione. Approntare una buona strategia di sicurezza informatica diventa un'esigenza primaria per tutte le organizzazioni. Non ci stancheremo mai di evidenziare come la sicurezza informatica non sia un prodotto, ma un processo che comprenda un sistema di norme e policy e un complesso di soluzioni tecnologiche che si armonizzino con le policy appena citate e che svolgano il duplice compito di prevenire i rischi e di contenere l'eventuale danno. La sicurezza informatica non può impedire a priori che accada un danno, ma permette di minimizzare il più possibile l'occorrenza dello stesso o di ridurre al massimo le ripercussioni negative da esso provocate. E nell'approntare un'adeguata strategia di sicurezza bisogna sempre ricordare che l'essere umano è l'elemento più debole di tutta la catena e che, come tale, richiede la massima sensibilizzazione e formazione possibile.








