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Il Cloud Computing in Italia: a che punto siamo?

Una ricerca di Nextvalue fa luce sullo stato del Cloud Computing in Italia, mettendolo a confronto con la situazione Europea. Per uno sguardo più approfondito abbiamo intervistato Google Enterprise nella persona di Gabriele Carzaniga
Andrea Bai - 29 Luglio 2010

Pagina 1 - Cloud Computing: un parallelismo tra Italia ed Europa

Torniamo nuovamente a parlare di Cloud Computing, questa volta con uno sguardo più ravvicinato alla realtà italiana per capire come stia evolvendo lo scenario nella Penisola. Lo facciamo grazie alla ricerca “Cloud Computing un anno dopo. CIO Italiani e CIO Europei a confronto” nel corso dei passati mesi da Nextvalue, che ha indagato quale fosse lo stato del Cloud Computing in Italia, confrontandolo con la situazione europea.

L'indagine condotta da Nextvalue ha preso in esame un campione di 100 Chief Information Officer (CIO) di medio-grandi aziende italiane, mediante interviste dirette. Per quanto concerne invece la raccolta dei dati sul territorio europeo, è stata conivolta CIOnet, un social network internazionale al quale partecipano i responsabili dei sistemi informativi. Il network è attivo nei paesi di Belgio, Francia, Spagna, Olanda e Gran Bretagna.

La ricerca ha previsto una serie di domande miste, a risposta singola e multipla (motivo per cui in seguito la somma delle percentuali delle risposte singole possono anche superare il 100%). Il Panel italiano intervistato da Nextvalue era così costituito: 39% imprese Top con un fatturato di oltre 250 Milioni di Euro e 61% imprese Medio-Grandi con un fatturato tra i 100 e 250 Milioni di Euro appartenenti a diversi segmenti di mercato (3% Telco e Media, 3% Assicurazioni, 5% Sanità, 7% Banche e Finanza, 7% Logistica e Trasporti, 8% PAL, 16% Utilities, 19% Commercio-Gdo-Retail, 32% Industria). Le interviste sono state fatte di persona, mentre per la parte europea le domande sono state rivolte ai CIO attraverso questionari sottoposti tramite la piattaforma CIOnet.

I primi risultati che emergono dalla ricerca evidenziano una netta differenza tra la situazione italiana e quella europea. Attualmente i CIO della Penisola sono attratti dalle potenzialità del cosiddetto Web 2.0 (business network e social media), indicato dal 44% degli intervistati come la tecnologia più strategica per i prossimi 12 mesi. Il 42% del campione vede invece la virtualizzazione come tecnologia cui fare riferimento per il futuro immediato mentre il 41% guarda con interesse al Cloud Computing.

Nell'area europea sono invece piuttosto differenti le priorità espresse dai CIO: in particolare il 68% degli intervistati colloca al primo posto la Business Intelligence e la Performance Management, il 51% le Unified Communications, Collaboration e Mobile ed il 38% il cloud computing. Al quarto posto la virtualizzazione, con il 30%, non perché abbia perso di importanza quanto più per il fatto che è una tecnologia già adottata ampiamente. Il Web 2.0, che tanto affascina in Italia, in Europa viene considerato dal 29% del campione.

Focalizzando l'attenzione in paticolare sul Cloud Computing viene evidenziato come nel nostro Paese solamente il 16% degli intervistati si sta muovendo attivamente verso l'adozione di questo tipo di soluzioni, laddove nel panorama europeo il 61% del campione ha dichiarato di essere al lavoro su progetti di Cloud Computing. Il principale ostacolo, per i CIO italiani, alla diffusione del Cloud Computing sarebbe rappresentato dalla mancanza di budget, almeno secondo l'84% degli intervistati.

Pagina 2 - I benefici e gli ostacoli, visti dai CIO

Rispetto all'anno precedente, tuttavia, gli italiani guardano con più interesse al Cloud: il 41% del campione sostiene che si tratta di tecnologie in grado di poter avere un buono sviluppo in ambito aziendale, mentre nel corso del 2009 è stato registrato solamente un 12% di consensi. Esiste ancora una dose di scetticismo, con il 18% del panel che reputa nulle le possibilità di crescita aziendale del Cloud Computing. Anche in questo frangente, l'Europa viaggia su altri livelli: solamente il 5% dei CIO europei reputano il Cloud privo di prospettive. Ma come è considerata l'offerta Cloud attualmente disponibile sul mercato? A questa domanda il 33% del campione italiano ritene l'attuale offerta matura e soddisfacente, mentre il 16% è convinto che vi sia ancora molto lavoro da fare. Parere diametralmente opposto tra gli europei, dove ben il 62% degli intervistati sostiene che attualmente il mercato non è capace di esprimere un'offerta sufficientemente matura per le esigenze del pubblico.

Riduzione dei costi di infrastruttura (57% del campione), scalabilità della domanda (22%) e frequenza di aggiornamento del software (14%) sono, per i CIO italiani, le principali motivazioni a suffragio del passaggio in direzioni di soluzioni Cloud. I CIO Europei ritengono invece di primaria importanza la scalabilità (73% degli intervistati) e la riduzione dei costi harware (62% del campione), ma il 44% degli intervistati considerano con molta attenzione anche la riduzione del costo del personale IT e dei costi amministrativi, un aspetto considerato solamente dall'8% dei CIO italiani.

Nonostante, come detto precedentemente, la mancanza dei budget adeguati rappresenti un freno all'adozione del Cloud Computing, in Italia si sta prendendo sempre più coscienza dei suoi benefici: il principale vantaggio, indicato dal 52% del campione italiano (nel 2009 era il 9%), è il cosiddetto ROI - Return on Investment, seguito dalla riduzione della variabilità dei costi legati a software, infrastrutture e personale (42% del campione, rispetto all'80% rilevato nel 2009). Tra gli altri vantaggi viene citata una maggiore elasticità operativa (33%), l'automazione degli aggiornamenti (18%), la sicurezza del servizio in termini di integrità e salvaguardia dei dati (11%). Anche in questo caso i CIO europei esprimono pareri differenti: il principale beneficio in europa viene visto come la flessibilità nella gestione operativa dall'81% del campione, mentre al secondo posto si piazzano, con il 71%, il calo e la variabilità dei costi. Seguono le competenze riconosciute del fornitore (22%) e una precisa valutazione del ROI di progetto (19%).

La carenza di cultura aziendale (66%) rappresenta il principale ostacolo secondo i CIO italiani per l’implementazione del modello di Cloud Computing. Per gli europei invece la questione è legata alla mancanza di competenze, all’immaturità delle tecnologie (56%) e alle perplessità circa i temi della sicurezza e della privacy (53%).

Rispetto ad un anno fa, la ricerca riscontra l’inizio di trend di maturazione del cloud computing in Italia, che però è connotato soprattutto da una maggiore conoscenza degli strumenti e delle practiche a disposizione, mentre ancora non ha innescato un fenomeno di adozione massiva. In generale si rileva un atteggiamento di estrema prudenza nei riguardi di iniziative concrete, al contrario della situazione che invece descrivono i CIO europei messi a confronto. In positiva controtendenza sono soprattutto quelle realtà italiane che operano in contesti complessi ed internazionali, dove il primato dell'IT come fattore strategico per il business è parte integrante dalla cultura aziendale.

La situazione fotografata sul panorama europeo potrebbe rappresentare ciò che si vivrà nel nostro Paese fra qualche anno, quando anche i CIO italiani riusciranno a lasciarsi alle spalle i dubbi attuali e potranno disporre di budget più adeguati per mettere in pista nuovi progetti legati al cloud.

Pagina 3 - Intervista a Gabriele Carzaniga, Google Enterprise

Sull'argomento cloud, ed in particolare sulla situazione italiana, abbiamo avuto l'opportunità di porre qualche domanda a Gabriele Carzaniga, Sales Engineer Manager Sud Europa di Google, divisione Enterprise, per capire in maniera più approfondita come si stia muovendo il Cloud nella nostra penisola. Vi proponiamo di seguito l'intervista:

1) A cosa è dovuta questa differenza di passo tra la situazione italiana e quella europea in ambito di Cloud Computing? Il problema è pratico (risorse, costi, infrastrutture) o culturale (scarsa informazione, inadeguate competenze)?

Senz’altro la diffusione capillare del cloud computing richiede un’infrastruttura delle telecomunicazioni moderna ed efficiente e forse, da questo punto di vista, l’Italia non presenta ancora una situazione omogenea in tutte le sue parti. In ogni caso, gli effetti del modello cloud sono tutti positivi ed esso costituisce quindi una meta naturale e, in qualche modo, “inevitabile” per le aziende: permette di ridurre i costi dell’infrastruttura IT, di aumentare l’efficienza e l’efficacia, di migliorare e semplificare la collaborazione tra le persone, di aumentare la sicurezza e di liberare risorse tecniche da allocare su progetti strategici per la crescita del business. Certo, è necessario sposare un nuovo modello, ma ciò non ha impatti a livello organizzativo. L’unico vincolo che ancora rimane da superare è quindi solo di tipo culturale, ma anche su questo fronte – in Italia come altrove – nell’ultimo anno abbiamo riscontrato un’apertura sensibile, che nei prossimi 12 mesi è senz’altro destinata a tradursi in una grande accelerazione nell’adozione del Cloud Computing.

2) Cosa propone Google Enterprise per l'ambito Cloud Computing?

La nostra proposta per il cloud computing è Google Apps Premier, una suite di soluzioni web per la comunicazione e la collaborazione, che include anche servizi di sicurezza basati sulla tecnologia Postini con funzionalità di message filtering, crittografia e archiviazione sicura per ambienti aziendali di qualsiasi tipologia e in grado di operare con qualsiasi sistema di posta preesistente. La suite Google Apps è utilizzata da oltre 2,5 milioni di aziende nel mondo. La versione business – denominata Google Apps Premier - viene offerta su abbonamento a 40 euro per utente l’anno e comprende supporto telefonico e via email e un insieme di funzionalità per l’amministrazione e l’integrazione di Google Apps con le altre applicazioni aziendali. La suite include la webmail Gmail con mailbox da 25GB (circa 50 volte la capienza della casella di posta media di altre soluzioni), Google Calendar, Google Talk per l’instant messaging, la telefonia voice-over-IP e la video chat, Google Sites per la creazione di siti web collaborativi, Google Docs, che consente di lavorare in contemporanea in più persone su documenti, presentazioni e fogli elettronici e, infine, Google Video per la pubblicazione e condivisione di video internamente all’azienda. Tutte le informazioni di approfondimento si possono trovare al link del portale italiano di Google Apps Premier. Gli utenti di Google Apps Premier sono aziende di ogni dimensione e settore. In Italia, la suite è utilizzata da grandi aziende come Permasteelisa e dalle sedi italiane di Valeo e Rentokil Initial. A livello mondiale, le referenze più rilevanti per Google Apps Premier includono Motorola (20.000 account), Genentech (16.000 utenti), Jaguar Land Rover (15.000 utenti) e KLM Royal Dutch Airlines (12.000 utenti Apps attivati). Google Apps Premier è anche usato da realtà di medie dimensioni quali Fracarro Radioindustrie (600 account), il fornitore di servizi di vigilanza Sicurglobal (450 account), Digicamere e Camera di Commercio di Monza (circa 400 account), il produttore di gioielli Nomination (250 account), nonché da una lunga serie di piccole entità tra le quali l’agenzia fotografica Grazia Neri, APT Servizi (servizi alle imprese turistiche dell’Emilia Romagna), Comune di Medicina (Bologna), la società fornitrice di tecnologia per il settore dei trasporti E-Dea, il produttore di impianti di condizionamento per imbarcazioni Veco, il team della barca Mascalzone Latino e moltissimi altri.

3) Qual è la misura della riduzione dei costi derivante dall'adozione di soluzioni cloud-based rispetto a soluzioni tradizionali?

Il cloud computing è una soluzione semplice a una serie di problemi complessi che ogni azienda si trova ad affrontare. Esternalizzare applicazioni come la posta elettronica, ad esempio, consente di eliminare costi fissi quali quelli dei server e dello storage che la supportano potendo contare sulla sicurezza e la disponibilità di servizio di un fornitore, quale Google, per il quale questi servizi rappresentano parte del proprio core business. Consente inoltre di liberare tempo delle risorse IT, da dedicare ad attività per la crescita del business, piuttosto che al supporto. Permette, infine, di sperimentare forme innovative di condivisione delle conoscenze e collaborazione all’interno dell’azienda e con partner esterni e clienti. I clienti che in Italia già usano Google Apps Premier dichiarano risparmi che vanno dal 50 al 70% rispetto alle soluzioni precedentemente utilizzate. Ovviamente tutto dipende dalla specifica realtà. A questo proposito, invito le aziende a calcolare da sole risparmio realizzabile utilizzando un semplicissimo tool online che Google ha reso disponibile a questo link.

4) Quali sono gli scenari in Italia dove il Cloud Computing può essere applicato con efficacia?

Il Cloud Computing non si rivolge a nessun settore verticale in particolare, ma è adatto a qualsiasi realtà poiché le modalità di collaborazione che consente sono trasversali a qualsiasi esigenza e adattabili direttamente dalle aziende alle loro specifiche necessità di lavoro in team. Per le grandi aziende, il cloud computing significa aumento di efficienza ed efficacia e riduzione significativa di una parte dei costi dell’IT. Per le piccole realtà e le start-up significa, ad esempio, poter accedere a costi bassissimi a risorse un tempo riservate solo alle grandi organizzazioni. Gli attuali clienti di Google Apps comprendono PMI come aziende da migliaia di utenti. Servizi come quelli di Google Apps Premier possono aiutare qualsiasi azienda consentendo di coordinare il lavoro e le agende di tutti i dipendenti per eliminare qualsiasi sovrapposizione; aumentando la flessibilità grazie all’unificazione di email personale e aziendale con possibilità di collegarsi da qualsiasi postazione dotata di connessione a Internet in qualsiasi parte del mondo, leggendo le email, accedendo agli applicativi e condividendo in tempo reale i documenti con i colleghi. Per utilizzare la suite di Google non è necessario installare alcun software sui server e sui client aziendali, né aggiungere e manutenere storage, perché tutto viene gestito sui potenti server di Google e acceduto via browser dagli utenti da qualsiasi parte del mondo ove esista una connessione Internet.

5) Il Cloud Computing solleva dubbi e perplessità riguardanti la sicurezza dei dati: cosa temono di più le aziende italiane? Si tratta di preoccupazioni reali?

Nonostante qualcuno possa ancora avere dei dubbi, è ormai dimostrato che il cloud computing offre molte più garanzie per la sicurezza dei dati rispetto ai tradizionali sistemi IT. Google archivia le informazioni degli utenti nel modo più sicuro, tutti i dati archiviati e gestiti presso qualsiasi dei nostri data center nel mondo sono tutelati dagli stessi elevati standard e policy per la protezione della privacy. Nel nostro caso specifico, i dati relativi alle applicazioni cloud Google Apps viaggiano criptati e “spezzettati” tra molteplici server e dischi dei nostri data center. Ciò significa che nessuno può andare a violare un data center sperando di poter accedere ai dati dei nostri clienti. I dati sono inoltre replicati tra più data center anche per ragioni di ridondanza e disponibilità dei dati stessi. Questa struttura garantisce che i dati dei clienti siano disponibili in modo completo e intellegibile solo ai loro legittimi possessori. Va comunque detto che in questa nostra epoca la domanda corretta da porsi non dovrebbe essere “dove sono i miei dati?”, ma piuttosto “chi li conserva e come li protegge?”. Per gli utenti, la cosa davvero importante dovrebbe essere la trasparenza e la facilità di comprensione delle policy per la protezione dei dati dell’azienda, non il luogo fisico in cui risiedono i dati. I servizi cloud sono basati sul concetto che il fatto che i dati “viaggino e risiedano” nella nuvola consente agli utenti di accedervi e di condividerli da qualsiasi luogo, in ogni momento e da qualsiasi dispositivo connesso a Internet. E’ questa l’aspettativa che, nell’era di Internet, tutti hanno ed è questo che già accade normalmente quando, ad esempio, i nostri dati viaggiano da una parte all’altra del globo per completare una transazione con carta di credito.

6) Esiste un problema giurisdizionale legato al cloud? Gli stati occidentali già dispongono di leggi chiare in materia? Esiste il rischio che anche l'incertezza del diritto nel merito possa ostacolare la diffusione di questo nuovo paradigma?

Nonostante attualmente non esista ancora una legislazione specifica, Google aderisce ai principi sulla privacy stabiliti dalle normative internazionali in materia di privacy, trasferimento, sicurezza, integrità dei dati. La conformità con queste normative garantisce alle aziende e alle organizzazioni dell’Unione Europea che Google fornisce protezione della privacy dei dati “adeguata” e conforme a quanto stabilito dalla Direttiva sulla Protezione dei Dati della Commissione Europea.



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