Correva l'anno 2007 quando sul mercato hanno iniziato a fare la propria comparsa le prime unità Solid State Drive, ovvero unità di memorizzazione e archivazione basate su semiconduttore, in una ideale contrapposizione ai tradizionali Hard Disk Drive basate su tecnologia magnetica e meccanica.
E' comune atteggiamento, nel panorama tecnologico, considerare le novità come un qualcosa pronto ad aprire una rivoluzione. In particolare le soluzioni SSD furono allora ritenute una nuova manna dal cielo per i produttori di memorie NAND flash (le memorie utilizzati all'interno degli SSD) poiché intravedevano in questi nuovi prodotti una nuova strada ricca di opportunità per spingere in alto i propri affari. Non solo: a non molta distanza dal loro debutto, gli SSD vennero considerati come i naturali eredi dei tradizionali hard disk magnetici e meccanici all'interno dei personal computer. Basati su memorie NAND flash standard, gli SSD hanno un consumo energetico più contenuto rispetto a quello dei tradizionali hard disk.
L'entusiasmo nei confronti delle unità di memorizzazione a stato solido è però andato via via scemando nel corso degli anni: sebbene questi dispositivi abbiano visto una crescita tutto sommato solida nel corso del tempo, hanno al contempo sollevato qualche disappunto, andando ad impantanare il mercato nella fase di cosiddetta "early adoption": gli SSD rappresentano una soluzione ancor troppo costosa per il pubblico attento al portafoglio, e vi è una diffusa percezione che esista ancora qualche problema di affidabilità in ambito enterprise.

A causa della recente crisi globale, i produttori delle soluzioni NAND flash hanno mostrato una certa ritrosia a tagliare i prezzi dei chip con la stessa velocità adottata in passato, allargando così ancor di più la forbice di costo con gli Hard Disk tradizionali. I prezzi per i chip NAND sono solo nell'ultimo periodo calati repentinamente, ma potrebbe trattarsi di una misura giunta troppo tardi per i produttori di soluzioni Solid State Drive.
Queste premesse non vogliono dipingere il mercato degli SSD come un buco nell'acqua, quanto piuttosto delineare il contesto che sta portando a rivedere i proclami originari (ovvero che gli SSD avrebbero rimpiazzato completamente gli hard disk) e addirittura a far ritenere da alcuni che gli SSD potrebbero non diventare realmente attrattivi nei confronti del pubblico di massa.
L'impressione, insomma, è che il mercato delle soluzioni SSD sia stato caricato di aspettative eccessive. E questo è anche il parere di Jim Handy, analista per Objective Analysis, il quale in una recente relazione sullo stato del mercato SSD ha sottolineato come il mercato stesso stia effettivamente crescendo, ma ad un ritmo più basso rispetto alle speranze di molti. Handy evidenzia come la crescita più consistente si è verificata in realtà in quelle aree dove gli HDD non hanno semplicemente spazio (e cioè dove gli SSD rappresentano una reale alternativa o, addirittura, l'unica scelta), oppure in quei segmenti dove gli utenti sono disposti a pagare un prezzo più alto per ottenere in cambio le prestazioni maggiori offerte da un SSD.
Sulla situazione si è espresso anche Mario Morales, analista per IDC, ritrattando una serie di stime elaborate nel corso del 2007 dalla stessa IDC. La società di analisi di mercato approntò allora una previsione secondo la quale il mercato degli SSD sarebbe stato in grado di raggiungere un valore di 5,4 miliardi entro il 2011 e che entro il 2011 o il 2012 si sarebbe verificata la vera diffusione di massa. Morales ha recentemente ammesso che sarà necessario attendere ancora uno o due cambi generazionali di questi prodotti prima che si possa assistere ad una diffusione di massa sul mercato.
Come se non bastasse, gli SSD non hanno nemmeno rappresentato un fattore di traino per il mercato delle memorie NAND. Le previsioni di IDC per il 2010 indicano infatti che gli SSD costituiranno appena il 6,1% delle cosiddette "bit shipment" di memorie NAND e che entro il 2013 si arriverà appena al 9%. A titolo di confronto i telefoni cellulari sono attesi costituire il 36,1% delle bit shipment per l'anno in corso ed il 28,9% nel 2013. Per il 2010 alle spalle dei telefoni cellulari vi saranno i riproduttori MP3 con il 21,5%, le fotocamere digitali con il 17,3% e i drive USB con il 10,5%.
Morales sostiene tuttavia che gli SSD potrebbero ancora essere in grado di rispondere alle aspettative originarie, a patto che sul mercato si verifichi la mutazione di alcune dinamiche, in maniera particolare legate ai costi e al marketing. Più nel dettaglio, Morales afferma che molte compagnie hanno commesso false partenze in questo mercato, poiché si rivolgono al target sbagliato, ovvero il settore PC, che è fondamentalmente determinato dall'attività dei produttori OEM, i quali sono piuttosto inclini a realizzare i propri sistemi con componentistica economica e a preferire pertanto soluzioni Hard Disk. I produttori di SSD dovrebbero invece rivolgersi a particolari aree, come quelle dei videogiochi portatili, dei tablet PC e delle soluzioni embedded in genere, dove gli HDD, per consumi, dimensioni e robustezza, sono una scelta poco adeguata.

E' tuttavia il costo a rappresentare il limite più grande ad un'ampia diffusione delle soluzioni SSD: questo tipo di unità di storage hanno infatti raggiunto il punto di pareggio con gli HDD, in termini di prezzi, solamente nei formati al di sotto di un pollice. Nei tradizionali formati da 1,8 e 2,5 pollici il costo degli SSD è circa il doppio rispetto alle unità magnetico/meccaniche. Nell'ultimo periodo, inoltre, il calo di prezzi delle memorie NAND flash non ha seguito lo stesso ritmo degli anni passati: nel periodo dal 2002 al 2007, infatti, i prezzi delle memorie sono calati mediamente del 50% anno su anno. Per il 2010 si prevede una flessione di inferior misura, che al massimo arriverà al 20% rispetto al 2009.
Si tratta di una buona notizia per i produttori dei chip di memorie NAND, che stanno cercando delle misure per poter puntellare il proprio fatturato. Ma di contro non è una notizia altrettanto buona per i produttori delle soluzioni a stato solido, che stanno ovviamente cercando di ridurre i costi di realizzazione dei propri prodotti.
Quella che pare essere, almeno ad ora, la strategia più efficace per spingere verso il basso i costi delle soluzioni SSD è l'adozione dei chip di memoria a tre e quattro bit per cella, più economici delle tradizionali soluzioni NAND a due bit per cella. A tal proposito riproponiamo un'analisi condotta da iSuppli e resa nota proprio qualche giorno fa, secondo la quale entro la fine dell'anno i prezzi delle memorie NAND potrebbero scendere al livello di 1 dollaro per GB, stimolando ulteriormente il mercato degli SSD.
Stando alle stime di iSuppli, il prezzo per le memorie NAND flash a tre bit per cella si manterrà mediamente sul valore di 1,20 dollari per l'intero quarto trimestre, per scendere ad 1 dollaro entro la fine dell'anno. Si tratterebbe così di una flessione importante rispetto ai livelli registrati nel corso del primo trimestre del 2010, quando il prezzo medio per le memorie a tre bit per cella si era assestato attorno agli 1,80 dollari, mentre le memorie Flash a due bit per cella erano quotate a 2,05 dollari. L'ultimo periodo in cui le memorie NAND Flash sono state al di sotto della soglia di 1 dollaro per GB risale al quarto trimestre del 2008, quando le memorie di tipo MLC erano quotate a 90 centesimi per GB.
Michael Yang, senior analist per iSuppli per ciò che concerne il mercato dello storage e delle memorie, ha dichiarato: "Nel momento in cui il prezzo delle memorie NAND cadde al di sotto della soglia di 1 dollaro alla fine del 2008, in molti hanno ritenuto si trattasse del segnale di avvio per lo storage basato su soluzioni a stato solido, permettendo alla tecnologia di essere competitiva, dal punto di vista dei costi, con le soluzioni tradizionali HDD. Durante i trimestri successivi il prezzo è però cresciuto per via della forte domanda e della bassa capacità produttiva, limitando così gli SSD al mercato server a bassi volumi, impedendo una larga adozione nei mercati business e consumer ad alto volume".
Nonostante tutto, la cautela è d'obbligo. Lo stesso Yang, infatti, sostiene che gli Hard Disk tradizonali hanno avuto modo, proprio in questi ultimi due anni, riguadagnare molto terreno grazie a prezzi in discesa e capienze in crescita. Gli SSD potrebbero pertanto avere grosse difficoltà a riportarsi al passo delle soluzioni tradizionali. Secondo Yang il prezzo per GB delle memorie NAND dovrebbe flettersi fino a 40 centesimi di dollaro entro il 2012, in maniera tale che un SSD da 100GB possa essere commercializzato ad un prezzo di circa 50 dollari, rendendo così lo storage basato su tecnologia a stato solido più interessante per il mondo consumer e corporate.
Parlando del mercato consumer è interessante notare come gli SSD non siano ancora usciti dalla fase di cosiddetta "early adoption". A tal proposito Eli Harari, fondatore, presidente e CEO di SanDisk Corporation, ha dichiarato al Flash Memory Summit dello scorso 9-11 agosto a San Francisco: "Costi e prestazioni sono i problemi. Saranno necessarie una o due generazioni prima che gli SSD possano diventare attraenti per il mercato di massa". La posizione di Harari, pertanto, coincide con quella già citata precedentemente di Mario Morales di IDC. Le opinioni di Harari e Morales sono sovrapponibili anche per quanto concerne il target: secondo Harari saranno i mercati emergenti, il mercato mobile e quello delle soluzioni e-book e tablet a rappresentare un fattore di traino per le unità a stato solido.
Nel corso del Flash Memory Summit qualche altra importante voce ha espresso il proprio parere in merito al mercato degli SSD: Andy Walls, responsabile della divisione System and Technology di IBM, ha dichiarto che gli SSD assumeranno un ruolo importante nei data center e in generale nel settore enterprise, in maniera particolare in quei segmenti di processi di transazione, analitica e applicazioni Java-enabled.
Walter Fry, Distinguished Member Technical Staff per HP, ha affermato: "Gli SSD non andranno a rimpiazzare gli Hard Disk, in quanto questi ultimi continueranno a conservare il primato in termini di cost-per-capacity". E sul fatto che il passaggio di consegne tra SSD e HDD sia solo una chimera, concorda anche Richard Tomasewski, responsabile della divisione Strategic Commodities Engineering per HP: "Non li vedo come un rimpiazzo per gli hard disk. Prima che possano realmente diffondersi sul mercato di massa devono diventare più affidabili e resistenti".