
Nei ricordi che ho delle mie prime connessioni ad internet, nel lontano 1994, ricorrono nomi come Trumpet Winsock e suoni di modem analogici, dai quali riuscivi a capire in anticipo l'esito della connessione o di eventuali problemi, prima ancora che a monitor. Erano anni in cui si rimaneva stupiti di fronte all'integrazione di messaggi audio all'interno dei siti, oppure letteralmente sbalorditi quando la veste grafica di una home page ti regalava l'emozione di una animazione.
Scorrendo in fast forward gli anni che ci separano da quei momenti quasi pionieristici per l'utente domestico, possiamo dire che è ormai difficile rimanere stupiti di fronte a qualcosa che ci si trova di fronte sul web. PC sempre più potenti, ecosistema web drasticamente evoluto e programmatori sempre più scaltri e ingegnosi hanno fatto del mondo web un vero e proprio nuovo media, che si è ormai affiancato a TV, radio e carta stampata nella vita di tutti i giorni.
Rimane comunque una questione aperta, e riguarda sia la possibilità di accedere a questo servizio, sia il come. Se nel nostro Paese il problema di accesso è tutto sommato superato, il "come" apre scenari che possono cambiare da zona a zona, il tutto in un paese come l'Italia, facente parte di una macro-zona industrializzata e evoluta dal punto di vista tecnologico. Si potrà essere più o meno d'accordo con questa affermazione, ma se è chiaro che il nostro paese è forse un po' indietro rispetto a realtà ritenute più avanzate (Nord America e Giappone su tutte), siamo comunque nettamente più evoluti, dal punto di vista tecnologico, di centinaia di paesi sparsi in tutto il mondo, specie nelle zone cosiddette "in via di sviluppo", per quanto personalmente non ami questa definizione.
Torniamo un attimo alle nostre latitudini, all'interno delle nostre case o delle strutture in cui lavoriamo. La connettività al web è garantita per la maggior parte dei casi da un hot spot o un router W-iFi o, in movimento, dalle reti 3G e 3,5G. Eppure, riguardando slide di qualche anno fa, il 2010 doveva essere un anno in cui questa tecnologia avrebbe dovuto essere in pensione, soppiantata dalla rivoluzione WiMAX, evoluzione a lungo raggio delle strutture Wi-Fi pre-esistenti.
C'è qualcosa che non torna: che fine ha fatto WiMAX? Cerchiamo di capirlo in questo breve riassunto, che vuole essere un'istantanea della situazione attuale e un'analisi delle problematiche che stanno alla base della reale diffusione di Worldwide Interoperability for Microwave Access, di cui WiMAX è l'acronimo approssimato.

Mi limito, in questa pagina, ad elencare alcuni numeri forniti nel corso di una recente conferenza stampa tenutasi nella cornice del Mobile World Congress di Barcellona, al fine di capire quale sia la portata del fenomeno WiMAX secondo i sostenitori dello standard. Attualmente sono circa 500 le installazioni per WiMAX fisso e in mobilità, commerciali e in prova, disponibili in 147 paesi nel mondo.
A fare impressione è però un altro dato, che indica in circa 500 milioni di persone coperte dal servizio WiMAX, con previsioni di copertura di ben 800 milioni di persone entro il 2010 e un miliardo nel 2011. Limitandoci ai 500 milioni, si tratta di quasi un decimo della popolazione mondiale, ma occorre riflettere per bene su cosa questa cifra indichi realmente. Con copertura del servizio si intende la popolazione che si trova fisicamente nel raggio di azione delle reti WiMAX, e non certo chi realmente lo utilizza. Facendo un esempio banale sarebbe come dire che installando qualche decina di postazioni WiMAX, a Shangai, sarebbero coperte dal servizio 20 milioni di persone, perché a questa cifra ammonta la popolazione della città cinese. Quanti poi realmente la utilizzino è una storia completamente differente.
Esistono poi alcune grandi differenze fra implementazioni di WiMAX e finalità del servizio. WiMAX può essere destinato alla connettività fissa (la quasi totalità delle installazioni) e per la fruizione in movimento (ben pochi, quasi tutti progetti in sviluppo e con il limite fortemente teorico dei 120Km/h). Oltre a ciò, in alcune zone geografiche WiMAX è un'alternativa ad altre tecnologie di connessione già presenti sul territorio, come nel caso dei paesi industrializzati; in altre realtà è semplicemente l'unico modo per portare connettività a basso costo ad un gran numero di persone altrimenti impossibilitate ad accedere alla rete, per problematiche territoriali, geo-politiche, burocratiche e via dicendo.

Questa mappa permette di capire qualcosa in più sulla reale distribuzione di WiMAX al giorno d'oggi. Disponibile sul sito http://www.wimaxmaps.org/, la mappa è liberamente consultabile con la possibilità di selezionare differenti opzioni come ad esempio le frequenze utilizzate, il nome dell'operatore altro ancora. Si possono notare numerosi agglomerati nell'area europea (di cui parleremo in seguito), così come nella zona sub-sahariana dell'Africa, oltre ad una discreta concentrazione nel continente americano, con un marcato affollamento in aerea caraibica. Spicca invece la quasi totale assenza di WiMAX in Cina e in Russia, fatta eccezione per i grandi centri urbani e spesso con progetti guida.
Qualcosa sembra non tornare, poiché si nota una certa trasversalità fra zone ricche e povere del mondo. Si tratta di quello cui accennavamo in precedenza: WiMAX è diventato, prima di tutto e nonostante i proclami, il modo più semplice per ridurre il cosiddetto digital divide, la barriera che si frappone fra buona parte della popolazione mondiale e il mondo web e tecnologico in genere. In molte zone del Pianeta le infrastrutture sono poche o nulle, motivo per cui appare chiaro come un ripetitore che copra aree nel raggio di una ventina di kilometri possa risultare la soluzione migliore e più economica. A volte l'unica.

Troviamo dunque nell'area caraibica un grande affollamento di infrastrutture WiMAX, ovviamente per l'utilizzo del web stanziale, cioè da postazioni fisse e non certo da apparecchi mobile sofisticati. Un altro esempio di come WiMAX sia venuto incontro ad esigenze incombenti e drammatiche è lo tsunami del 26 dicembre 2004: in situazione di impossibilità di comunicare in altro modo, nelle regioni indonesiane allagate è stata installata una rete proprio con questa tecnologia, che ha saputo sopperire alla mancanza di ogni altro mezzo di comunicazione, almeno nell'immediato periodo dopo il disastro.

A maggior ragione si spiega la discreta diffusione di infrastrutture WiMAX anche nella zona africana sub-sahariana, proprio in quei paesi resi tristemente celebri per la propria povertà e per la mancanza dei servizi di base. Sebbene nell'arco della conferenza si siano susseguiti oratori incaricati di parlarci di WiMAX e del fatto che costituisca ormai un "mercato di massa" (vedere cartellone nella pagina precedente), le cose ci sono apparse leggermente differenti. Allo stato attuale delle cose, la principale applicazione della tecnologia è e rimane per il web stanziale in aree disagiate, scenario che non era certo fra quelli indicati agli albori della tecnologia.
Sia chiaro: nel momento in cui una tecnologia cerca di venire incontro a problemi reali, non c'è che da essere felici. Questo articolo però si ripropone di descrivere quella che è ad oggi la situazione della rete WiMAX a livello mondiale, al fine di evitare facili entusiasmi e ridimensionare un po' le promesse che negli anni ci sono state fatte.
Nelle numerose occasioni in cui WiMAX ha fatto parlare di sé nei vari Intel Developer Forum e conferenze varie, la situazione descritta era ben altra. Si è sempre parlato di web in movimento, di apparecchi in grado di connettersi alla rete su vaste zone senza appoggiarsi alla rete 3G, molto costosa. Una sorta di Wi-Fi allargato, insomma, discorso che ci porta ad analizzare come stanno le cose nei paesi cosiddetti industrializzati, definiti anche mercati maturi.

Lo screenshot riportato in precedenza è ingannevole, se visto senza allargare il dettaglio: scendendo maggiormente si capisce che in Europa la rete non è poi così fitta, anzi. Francia e Spagna, messe assieme, non arrivano a 10 reti, mentre le cose vanno meglio in Italia, anche se non di molto. Fin dalla sua presentazione, si era capito che la strada per WiMAX, nei mercati maturi, non sarebbe stata facile come che la volevano far credere. Con le reti Wi-Fi tutto è più semplice: integrazione di moduli compatibili in quasi tutte le periferiche, router relativamente economici ed il gioco è fatto. In casa, al lavoro o in uffici e servizi pubblici, è davvero semplice attrezzare una rete Wi-Fi in pochi minuti appoggiandosi alla rete telefonica pre-esistente e con una tariffazione adeguata.
Nei paesi industrializzati non solo esiste già una infrastruttura per connettersi al web, ma ne esistono diverse. Tutte queste sono in mano ai colossi delle telecomunicazioni, che offrono la connettività analogica, digitale, 3G e chi più ne ha, più ne metta. Esiste anche un problema di licenze e frequenze, assegnate per mezzo di aste a prezzi decisamente elevati, nonché normative molto severe da osservare. Eppure, sebbene questa sembrasse la motivazione principale del palese ritardo di WiMAX nella nostra società, ho personalmente rivisto le mie convinzioni proprio in occasione della conferenza di Barcellona, durante la quale ho potuto scambiare qualche parola con diversi operatori del settore provenienti un po' da tutto il mondo.
Una premessa: in Italia tutto sommato non siamo messi male con in altri paesi. Linkem S.p.A. è la società che vanta la rete più estesa nel Bel Paese, affiancata da altre realtà come Wavemax, Freemax, E-Via Gruppo Retelit, NGI (sebbene non sia WiMAX in senso stretto), Mandarin e ARIA. Anche le offerte non sono affatto male, assimilabili a quelle offerte dai profili domestici dei big. Eppure qualcosa non torna: frequenze assegnate, tecnologia tutto sommato matura e collaudata, per giunta in paesi ben più poveri e disagiati, burocrazia affrontabile. Dovremmo esserne circondati da tempo.

La disponibilità di hotspot WiMAX della rete Linkem, ad esempio, ci offre la possibilità di vedere come tutto sia ancora ben lontano dall'essere diffuso. Si tratta più che altro di alcune nicchie in alcune città italiane, e stiamo parlando dell'infrastruttura più diffusa nel nostro Paese. Parlando con Davide Rota, CEO di Linkem, abbiamo scoperto che sì, la rete verrà estesa, ma per ora siamo notevolmente lontani dal poter definire WiMAX un "mass market".
Si segnala ad esempio l'utilizzo delle installazioni in alcuni stadi di calcio, utilizzata soprattutto per videosorveglianza interna su una rete che è per ora priva di disturbi e molto sicura. Ancora molto pochi gli utenti comuni che vi fanno ricorso per la connettività classica dunque. Ne esce un quadro a tinte fosche e una diffusione non certo a macchia di leopardo, in quanto si tratterebbe di sovrastimare, e di molto, la reale copertura del territorio. Un discorso che vale per tutti i mercati maturi, Americhe e Giappone compresi, dove l'accesso è garantito in poche città.
WiMAX è una realtà oggettivamente controversa. Percepita e pubblicizzata inizialmente come l'evoluzione delle tecnologie Wi-Fi al fine di estenderne il raggio, si è diffusa soprattutto nei paesi in via di sviluppo come rete "di primo equipaggiamento", in grado di portare il web laddove non esistevano ancora infrastrutture pensate per lo scopo. Di contro, nei "mercati maturi" le cose non solo vanno a rilento, ma a volte non si muovono affatto. Stando ai proclami che ho modo di ascoltare ogni anno, tutto viene dipinto come un fenomeno in procinto di esplodere e invadere la nostra vita. Promesse ogni volta disattese.

Il primo problema pratico ricorda la vecchia questione dell'uovo e della gallina. Senza reti WiMAX non si mettono in vendita dispositivi e PC con modulo IEEE 802.16e (quello compatibile WiMAX, per intenderci), ovviamente per contenere i costi. Senza prodotti con modulo adeguato, sono ben poche le realtà pronte ad investire per un pubblico potenzialmente nullo, a meno di non offrire in bundle scomodi dongle USB o PC Card. Intel, fra i sostenitori della prima ora, non ha grandi colpe, se non quella di non aver integrato il modulo nell'attuale piattaforma Centrino "Calpella", come da promesse. Disponibile solo in opzione, sembra che nel 2011 WiMAX sarà finalmente installato di serie sui futuri portatili con piattaforma "Huron River", il dopo Calpella. Staremo a vedere.
Considerando però questo problema superato, passiamo ai problemi che si sono rivelati, a tutti gli effetti, poco condizionanti. Il ritardo è stato inizialmente attribuito ad concessioni di licenze e bande di frequenze. Tutto vero, se non che dopo l'assegnazione poco è cambiato, fatta eccezione per le aziende nominate in precedenza che coprono a fatica l'1% del territorio nazionale. ARIA sembra come bloccata, nonostante la partnership forte con Telecom che porterebbe a pensare ad uno stallo con motivazioni diverse.
Che vi siano altre motivazioni è un sospetto forte: dall'assegnazione di licenze e frequenze sono bastati due mesi all'India per coprire circa 150 città, dimostrando che volere è potere. Nei paesi industrializzati non c'è un big delle telecomunicazioni con un'offerta WiMAX, o se le hanno sono tutto sommato limitate in certe aree. Rimane comunque il sospetto che esse siano ben lontane dal lavorare con zelo alla realizzazione di una rete più estesa.
L'interessante discussione con alcuni rappresentanti delle realtà presenti a Barcellona non ha lasciato dubbi. Nei paesi industrializzati le aziende delle telecomunicazioni hanno investito molto in infrastrutture 3G e 3,5G, e adesso devono coprire i costi (già coperti, probabilmente) e fare grandi margini, in una misura ovviamente ignota al di fuori dei consigli di amministrazione. Morale: WiMAX non arriverà, finché non ci avranno prima spremuto per bene con tariffazione di connessioni 3G e 3,5G e traffico dati in genere. Quando arriverà dunque WiMAX veramente "mass market"? Difficile a dirsi: tutto si risolverà quando i big della telefonia (non solo italiani, sia chiaro) saranno sazi degli affari del mondo mobile e traffico dati. Attualmente non c'è alcun interesse ad inserire nella partita un concorrente scomodo e molto più economico.