Google pensa ai micropagamenti per l'editoria online 11/09/2009 ore 08:41

Google pensa ai micropagamenti per l'editoria online

Autore: Andrea Bai Categoria: Mercato
La grande G ha in mente un progetto di micropagamenti per un modello di business da applicare alle realtà editoriali che operano sul web

Commenti (19) 

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Commento # 11 di: aperfectsquare pubblicato il 14 Settembre 2009, 10:16
mhm

è aperto un mercato con un solo player? in quanti mercati google deve diventare monopolista prima che vi rendiate conto che è == M$?
Commento # 12 di: pictor pubblicato il 14 Settembre 2009, 10:56
Effettivamente questa mossa si aggiunge al puzzle di indizi che fanno temere che Google in futura decida di "conquistarsi il mondo"...

Tutto gratuito ok, prendo il possosesso di tutto e di tutti, e poi.... tutto a pagamento.

Non c'è da fidarsi di Google più che di Microsoft, certo, ma fin'ora almeno convinceva l'approccio dell'azienda.
Pian piano stanno invece mostrando il lato 'avido' della (loro) Forza.

Cavolo con tutte le transazioni del mondo che questo sistema comporterebbe loro si vogliono beccare il 30% per ogni transazione?!!!
I prezzi diventerebbero di 1/3 più alti per l'utente e Google ne farebbe una fonte di guadagno enorme!

Sono dei pescecani!

Dopotutto è il concetto di Trial, esteso nel tempo:
ti faccio usare tutto gratuitamente per i primi 10 anni; poi diventa a pagamento; e (soprattutto) pian piano aumento sempre di più il prezzo!!! [vedi le uscite di "Costruendo il corpo umano" con 'Prima uscita a soli 1,50€!', con scritto in piccolo 'Seconda uscita a 2,80€', e con il prezzo che triplica sulle ultime uscite della raccolta...]

Mmmmhhhh...
Commento # 13 di: SuperSandro pubblicato il 14 Settembre 2009, 12:09
Originariamente inviato da: pictor
1) Tutto gratuito ok, prendo il possosesso di tutto e di tutti, e poi.... tutto a pagamento....

2) vedi le uscite di "Costruendo il corpo umano" con 'Prima uscita a soli 1,50!', con scritto in piccolo 'Seconda uscita a 2,80', e con il prezzo che triplica sulle ultime uscite della raccolta...

1) Non è così: se Google si azzardasse a offrire a pagamento servizi che prima erano gratuiti, immediatamente interverrebbero altri concorrenti a offrire gli stessi servizi senza spendere un centesimo (aggiungendo magari lo slogan "Te l'avevamo detto che i nostri servizi erano migliori!"

2) Sono target diversi: tutte le pubblicazioni "a puntate" in edicola sono destinate a un'utenza ingenua che comunque interrompe l'acquisto dei fascicoli appena si accorge del loro costo reale. Tutte le case editrici (lo so perché sono un ex dell'ambiente) prevedono la diminuzione della tiratura a mano a mano che la numerazione prosegue. Gli ultimi numeri, poi, non vengono più distribuiti in edicola proprio per gli alti costi, ma vengono offerti solo per spedizione postale e previo pagamento anticipato.
Commento # 14 di: mc12 pubblicato il 14 Settembre 2009, 12:11
l'idea è carina ma letale allo stesso momento....non vorrei che in futuro tutto il web si trasformasse in un micropagamento...
inoltre il fatto di dare a big G tutti quei soldi spaventa e non poco...
Commento # 15 di: pictor pubblicato il 14 Settembre 2009, 12:57
Originariamente inviato da: SuperSandro
1) Non è così: se Google si azzardasse a offrire a pagamento servizi che prima erano gratuiti, immediatamente interverrebbero altri concorrenti a offrire gli stessi servizi senza spendere un centesimo (aggiungendo magari lo slogan "Te l'avevamo detto che i nostri servizi erano migliori!"

Su questo sono qualche dubbio lo ho. Non tanto sulla fattibilità quanto, vedendo la storia addietro, sulla concorrenza effettiva che ci sarebbe.
Vedi Microsoft: puoi offrire tutte le alternative gratuite che vuoi (e non sempre sono altrettanto valide, o altrettanto usabili, o altrettanto pubblicizzate, o altrettanto 'riconosciute') ma la massa continua a scegliere quel che c'era prima, quel che è facile, consolidato, più quotato.
Un'alternativa ci metterebbe del tempo ad imporsi sul mercato, Google ne è un esempio stesso. Ok, una Microsoft è riuscita a non contrastarlo e a 'fallire'. Un Google magari non farà gli stessi errori in futuro, se si troverà in concorrenza.
IMHO un utonto (caso a parte per gli italiani, forse) preferisce pagare 2 euro al mese Google (che è un simbolo, un'icona, conosciuto ed usato da tutti, e che detiene anche portali 'di massa' come Youtube) che 50 centesimi un'azienda agli albori (ancor di più se si deve scegliere tra PIU' aziende sconosciute).
Questo perché ovviamente "a gratis" è difficile fare qualcosa, se si tratta di servizi hostati personalmente, non basati su P2P, e che offrono appunto "un servizio" piuttosto che un software.

Per questo ho timore. A volte la concorrenza non c'è, o se c'è viene stracciata (più o meno lealmente).
2) Sono target diversi: tutte le pubblicazioni "a puntate" in edicola sono destinate a un'utenza ingenua che comunque interrompe l'acquisto dei fascicoli appena si accorge del loro costo reale. Tutte le case editrici (lo so perché sono un ex dell'ambiente) prevedono la diminuzione della tiratura a mano a mano che la numerazione prosegue. Gli ultimi numeri, poi, non vengono più distribuiti in edicola proprio per gli alti costi, ma vengono offerti solo per spedizione postale e previo pagamento anticipato.

In questo caso non stavo parlando di editoria. Non ho precisato bene ma era riferito ai servizi Google in generale.
Intendo: se Google, dopo 10 anni, decidesse di far pagare i propri servizi, sarebbe un pò come una mega-trial, in cui gli utenti pian piano diventano dipendenti dal prodotto e poi, *zac*, al momento giusto si fa pagare.
Commento # 16 di: SuperSandro pubblicato il 14 Settembre 2009, 16:57
Originariamente inviato da: pictor
1) ... la massa continua a scegliere quel che c'era prima, quel che è facile, consolidato, più quotato.

2) ... un utonto preferisce pagare 2 euro al mese Google ... che 50 centesimi un'azienda agli albori

3) In questo caso non stavo parlando di editoria. Non ho precisato bene ma era riferito ai servizi Google in generale.

4) se Google ... decidesse di far pagare i propri servizi ... gli utenti pian piano diventano dipendenti dal prodotto


1) Che c'entra: nei target ci sono le nicchie e ci saranno sempre. Tantissimi scelgono iPod e iPhone solo perché sono di moda e non per le intrinseche qualità tecnologiche.

2) Qui (mi riferisco alla notizia) stiamo parlando dell'alternativa pagare molto oppure pagare poco. Google permette di far spendere di meno per dei servizi (acquisto di contenuti presso case editrici e società multimediali) che ora costano cari perché gestiti direttamente dalle società proprietarie. In altre parole, Google si offre come intermediario e anche se (giustamente) ci guadagna qualcosa, all'utente finale la spesa complessiva risulterà inferiore a quanto spendeva prima. Per tutti gli altri servizi Google rimane gratuito.

3) Scusa, ma quali servizi - per un utente - sono a pagamento? Io non ho mai speso un centesimo.

4) eeeh! non esageriamo: non è mica eroina quella che offre Google. Per ciò che mi riguarda, prima usavo Internet Explorer (browser) e Yahoo (motore di ricerca) e guai a chi me li toccava. Poi mi è capitato di usare altri browser e motori e ora uso (e consiglio) Google come browser e motore. Il giorno in cui qualcun altro dovesse fornire servizi migliori abbandonerò Google: non me lo sono mica sposato (del resto, c'è il divorzio).
Commento # 17 di: drpucico pubblicato il 15 Settembre 2009, 08:43
Originariamente inviato da: SuperSandro
Se ho capito bene, uno paga un certo importo (esempio, 10 dollari) direttamente a Google, poi li "spende" micro-suddividendo il potenziale.
(...)
Se è così, l'dea è eccellente, ma rappresenta un'ulteriore pugnalata alla carta stampata e alla vendita di contenuti multimediali su CD / DVD.

O no?


non capisco: perche' sarebbe una pugnalata?

1) la casa editrice offre un libro/ebook ad X euro
2) google ha il suo store multimediale in cui vende tale articolo, ad un prezzo X+Y, dove Y e' il suo guadagno. il fatto e' che google riesce a fare un Y piu' basso chesso' di apple grazie a sta storia dei pagamenti cumulativi
3) dopo aver venduto, google paga i vari multipli di X alla casa editrice
4) subito od in una fase successiva entra la finanza, simile ai discorsi che avvengono tra supermercati e produttori alimentari...

non avviene cosi'? oppure mi sto perdendo qualcosa (tipo che oggi sono le case editrici a prendersi anche l'Y?)? boh...
Commento # 18 di: SuperSandro pubblicato il 15 Settembre 2009, 08:59
Originariamente inviato da: drpucico
non capisco: perche' sarebbe una pugnalata?

1) la casa editrice offre un libro/ebook ad X euro
2) google ha il suo store multimediale in cui vende tale articolo, ad un prezzo X+Y, dove Y e' il suo guadagno. il fatto e' che google riesce a fare un Y piu' basso chesso' di apple grazie a sta storia dei pagamenti cumulativi
3) dopo aver venduto, google paga i vari multipli di X alla casa editrice
4) subito od in una fase successiva entra la finanza, simile ai discorsi che avvengono tra supermercati e produttori alimentari...

non avviene cosi'? oppure mi sto perdendo qualcosa (tipo che oggi sono le case editrici a prendersi anche l'Y?)? boh...

Infatti, non funziona così: se oggi voglio comprare un libro "fisico", vado in libreria e pago il prezzo intero (a meno di periodi di sconti speciali e simili). Se, invece, compro tramite Google, sta' sicuro che tra prezzo del libro (scontatissimo rispetto al prezzo di copertina) + costo di spedizione (soprattutto se compro più libri in un colpo solo) sarà certamente inferiore al prezzo che pagherei se andassi in libreria.

Questo con merce "fisica".

Se, poi, decido di acquistare merce "liquida" (contenuti multimediali gestibili via web, tra cui anche e-book se si decideranno a commercializzarli alla grande) il risparmio (per l'utente finale) e il guadagno (per il produttore di merce) sono potenzialmente maggiori.

Poi c'è il marketing:

Chi comprerà "tramite" Google sarà certamente invogliato a comprare più articoli, con le conseguenze che è facile immaginare.
Commento # 19 di: pictor pubblicato il 15 Settembre 2009, 11:59
Originariamente inviato da: SuperSandro
1) Che c'entra: nei target ci sono le nicchie e ci saranno sempre. Tantissimi scelgono iPod e iPhone solo perché sono di moda e non per le intrinseche qualità tecnologiche.

2) Qui (mi riferisco alla notizia) stiamo parlando dell'alternativa pagare molto oppure pagare poco. Google permette di far spendere di meno per dei servizi (acquisto di contenuti presso case editrici e società multimediali) che ora costano cari perché gestiti direttamente dalle società proprietarie. In altre parole, Google si offre come intermediario e anche se (giustamente) ci guadagna qualcosa, all'utente finale la spesa complessiva risulterà inferiore a quanto spendeva prima. Per tutti gli altri servizi Google rimane gratuito.

3) Scusa, ma quali servizi - per un utente - sono a pagamento? Io non ho mai speso un centesimo.

Scusa, ma stiamo parlando del futuro o dell'attualità?
Perché sennò non ci capisco più niente.

4) eeeh! non esageriamo: non è mica eroina quella che offre Google. Per ciò che mi riguarda, prima usavo Internet Explorer (browser) e Yahoo (motore di ricerca). Poi mi è capitato di usare altri browser e motori e ora uso (e consiglio) Google come browser e motore. Il giorno in cui qualcun altro dovesse fornire servizi migliori abbandonerò Google: non me lo sono mica sposato (del resto, c'è il divorzio).[/QUOTE]

Certo, ma IE l'hai abbandonato perché la Microsoft l'ha praticamente abbandonato nel periodo clue della battaglia tra i browser: e così Firefox s'è dato una bella spinta (e Chrome ne ha cavalcato l'onda).
Se MS avesse tenuto testa con un browser con le tab e meno buggato ci sta che non avresti usato Firefox (magari non tu si, ma sicuramente la massa no).
Non sopravvaluterei l'eroina. L'abitudine e il "pensiero granitico" sono delle gran brutte bestie. Ci si può fare affidamento come una qualunque altra dipendenza.

Il mio discorso è orientato sulla 'massa' e sugli 'utonti'. Poi ovvio, ci son le eccezioni, le correnti, le contro-correnti.
Ma il mercato si muove principalmente sui grandi numeri, le maggioranze, le abitudini.

Poi le mie non son certezze, sono ipotesi, frutto dell'unione delle tendenze passate, le tendenze future, e un bel pò di sano cinismo
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