I farmaci del futuro? Si somministrano da remoto 18/02/2012 ore 10:01

I farmaci del futuro? Si somministrano da remoto

Autore: Andrea Bai Categoria: Scienza e tecnologia
Una azienda USA ha annunciato i risultati di una sperimentazione per la somminstrazione di farmaci utilizzando dispositivi wireless. E' la strada che porta alla telemedicina

La compagnia statunitense MicroCHIPS, specializzata nello sviluppo di dispositivi elettronici per il mondo medicale, ha annunciato i risultati di un trial clinico incentrato sulla sperimentazione di un microchip impiantabile nell'organismo umano per la somministrazione di farmaci controllabile via wireless da remoto.

L'idea di realizzare un dispositivo di questo genere nasce circa 15 anni fa ad opera dei professori Robert Langer e Micheal Cima del MIT, che hanno collaborato con gli scienziati di MicroCHIPS per concretizzare l'idea e poterla testare nel mondo reale. I risultati del trial sono stati pubblicati su Science Transational Medicine e rappresentano il primo passo verso una nuova era di "telemedicina", ovvero la possibilità di fornire assistenza medica a distanza.

Nel corso del 1999 il team del MIT ha pubblicato su Nature le prime scoperte in questo ambito, fondando in seguito MicroCHIPS che ha lavorato per raffinare i progetti dei chip aggiungendo loro un sistema di sigillatura ermetica ed un sistema di riliascio in grado di operare in modo affidabile all'interno di un tessuto vivente.

Il trial su pazienti ha preso il via in Danimarca a gennaio 2011. I chip sono stati impiantati con una procedura ambulatoriale, previa anestesia locale, della durata di trenta minuti e sono rimasti all'interno dei pazienti per una durata di quattro mesi. Gli impianti sono stati utilizzati per somministrare un farmaco contro l'osteoporosi a sette donne di età compresa tra i 65 e i 70 anni. I chip utilizzati nello studio hanno stoccato 20 dosi del farmaco, sigillate singolarmente in piccole riserve delle dimensioni della punta di uno spillo. I piccoli serbatoi sono ricoperti da un sottile strato di platino e titanio, che si fonde quando viene applicata una corrente elettrica, causando così il rilascio del farmaco.

"E' possibile controllare la somministrazione da remoto, si possono somministrare farmaci multipli" ha commentato Langer. "La disciplina è molto importante nelle terapie farmacologiche e può essere difficile per i pazienti accettare una terapia che prevede l'iniezione di farmaci in autonomia. Con questo sistema si evita il problema e si apre la strada ad un futuro dove si possono avere terapie farmacologiche pienamente automatizzate".

I risultati del trial hanno mostrato che il dispositivo ha potuto somministrare dosaggi comparabili a quelli delle iniezioni, senza che vi fossero effetti collaterali negativi, e che gli effetti sui pazienti sono stati molto simili a quelli dei farmaci somministrati con metodi tradizionali. MicroCHIPS sta ora lavorando allo sviluppo di impianti in grado di contenere centinaia di dosi per singolo chip.

Dal momento che i chip sono programmabili, è possibile pianficiare in anticipo la somministrazione dei farmaci, oltre che la gestione da remoto tramite una comunicazione radio che si appoggia su una speciale frequenza denominata MICS - Medical Implant Communications Service. Attualmente il dispositivo opera ad una distanza di pochi centimetri, ed i ricercatori stanno lavorando ad un nuovo modello in grado di operare ad una maggiore portata.

MicroCHIPS ha inoltre intenzione di cercare l'approvazione per altri trial clinici, sperimentando la possibilità di utilizzare questi sistemi anche per la cura di altre patologie, nel momento in cui avrà ultimato la realizzazione di un impianto capace di accogliere un maggior numero di dosi. L'azienda ha inoltre sviluppato un sensore in grado di monitorare i livelli di glucosio, che potrebbe essere combinato con il sistema di rilascio per realizzare un impianto in grado di adattare i trattamenti a seconda delle condizioni del paziente.

Commenti (27) 

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Commento # 1 di: gigablaster83 pubblicato il 18 Febbraio 2012, 10:19
Questa è una grande invenzione!!! Se si pensa a tutte quelle persone che soffrono di malattie per le quali è richiesta una iniezione giornaliera, questa potrebbe essere la loro salvezza (perlomeno dalle iniezioni). Con la speranza, direi ovvia, che questo sistema possa essere funzionale anche per tutte quelle persone che soffrono di diabete mellito di tipo 1...
Commento # 2 di: Perseverance pubblicato il 18 Febbraio 2012, 12:16
La notizia ha una certa affinità con gli innesti delle cliniche Limb e Tai Yong Medical
Commento # 3 di: leddlazarus pubblicato il 18 Febbraio 2012, 12:43
bhe cose del genere stand-alone ci sono già da anni. in terapia del dolore ci sono pompe che somministrano farmaci in modo autonomo.

comandate da remoto no!
Commento # 4 di: Gabro_82 pubblicato il 18 Febbraio 2012, 12:56
E me fa paura sta cosa...

Sarà ottima per chi ha bisogno di certi farmaci anche in situazioni allarmanti e in non possibilità di somministrazione nel metodo tradizionale....

Ma, pensate se per caso questi dispositivi non fossero ben protetti, sappiamo
bene il wifi in ambito di sicurezza ne ha passate di sfide e molte volte è
stato possibile bucare questi protocolli, e un terzo personaggio prendesse il
controllo di questi chip a distanza e volesse fare male a qualcuno rilasciando
tutte le dosi del farmaco in una volta sola.. Non oso immaginare questi scenari.

Un altro problema, che nell'articolo non è specificato per bene è il rilascio
anche di platino e titanio nel corpo umano che cosa comporta in termini di
intossicazione.

Paranoie??? anche no.
Commento # 5 di: matsnake86 pubblicato il 18 Febbraio 2012, 13:24
no grazie. Preferisco una bella puntura o il pillolozzo da 60mg
Commento # 6 di: dav1deser pubblicato il 18 Febbraio 2012, 13:30
Originariamente inviato da: Gabro_82
E me fa paura sta cosa...

Sarà ottima per chi ha bisogno di certi farmaci anche in situazioni allarmanti e in non possibilità di somministrazione nel metodo tradizionale....

Ma, pensate se per caso questi dispositivi non fossero ben protetti, sappiamo
bene il wifi in ambito di sicurezza ne ha passate di sfide e molte volte è
stato possibile bucare questi protocolli, e un terzo personaggio prendesse il
controllo di questi chip a distanza e volesse fare male a qualcuno rilasciando
tutte le dosi del farmaco in una volta sola.. Non oso immaginare questi scenari.

Un altro problema, che nell'articolo non è specificato per bene è il rilascio
anche di platino e titanio nel corpo umano che cosa comporta in termini di
intossicazione.

Paranoie??? anche no.


Per il primo punto è sufficiente fare si che il sistema non possa rilasciare dosi più frequentemente di un certo limite, così da evitare rischi di sovradosaggio.

Per il secondo punto, certo non me ne intendo di biologia, ma non credo abbiano scelto dei metalli simili a caso (visto che non sono proprio economici): il titanio è usatissimo per protesi, chiodi, placche e robe simili che sono impiantate direttamente nel corpo umano (ad esempio per sistemare fratture scomposte) quindi dubito molto sia pericoloso. Il platino invece è un metallo nobile, e quindi almeno a livello chimico è del tutto inerte, un po' come l'oro che è persino usato come ingrediente in pietanze particolari...
Commento # 7 di: Cappej pubblicato il 18 Febbraio 2012, 13:45
Originariamente inviato da: Gabro_82
E me fa paura sta cosa...

Sarà ottima per chi ha bisogno di certi farmaci anche in situazioni allarmanti e in non possibilità di somministrazione nel metodo tradizionale....

Ma, pensate se per caso questi dispositivi non fossero ben protetti, sappiamo
bene il wifi in ambito di sicurezza ne ha passate di sfide e molte volte è
stato possibile bucare questi protocolli, e un terzo personaggio prendesse il
controllo di questi chip a distanza e volesse fare male a qualcuno rilasciando
tutte le dosi del farmaco in una volta sola.. Non oso immaginare questi scenari.

Un altro problema, che nell'articolo non è specificato per bene è il rilascio
anche di platino e titanio nel corpo umano che cosa comporta in termini di
intossicazione.

Paranoie??? anche no.


mitico! ti crakko il chip del rilascio controllato via wifi... eh vai in overdose!!
oppure... accendi il micro-onde ehh...!!!!
non lo so... il futuro ce lo dirà!
Commento # 8 di: gxxx pubblicato il 18 Febbraio 2012, 14:01
Originariamente inviato da: Gabro_82
E me fa paura sta cosa...

Sarà ottima per chi ha bisogno di certi farmaci anche in situazioni allarmanti e in non possibilità di somministrazione nel metodo tradizionale....

Ma, pensate se per caso questi dispositivi non fossero ben protetti, sappiamo
bene il wifi in ambito di sicurezza ne ha passate di sfide e molte volte è
stato possibile bucare questi protocolli, e un terzo personaggio prendesse il
controllo di questi chip a distanza e volesse fare male a qualcuno rilasciando
tutte le dosi del farmaco in una volta sola.. Non oso immaginare questi scenari.

Un altro problema, che nell'articolo non è specificato per bene è il rilascio
anche di platino e titanio nel corpo umano che cosa comporta in termini di
intossicazione.

Paranoie??? anche no.


Un passo aventi verso il controllo del pensiero
A parte gli scherzi, quoto in pieno, preferirei che certe cose restassero "tradizionali", a meno che non ci siano casi (estremamente) eccezionali.
Commento # 9 di: eeetc pubblicato il 18 Febbraio 2012, 14:03
Le pompe esterne da microinfusione continua gestite da una logica locale è da quel dì che esistono, che senso ha complicare il tutto con la telegestione e quegli accrocchi di fusione del metallo per rilasciare il farmaco?
Il primo problema che mi viene in mente è l'hacking dell'apparecchiatura via wireless, sarebbe l'evoluzione del concetto di omicidio casuale..
Commento # 10 di: paranoic pubblicato il 18 Febbraio 2012, 14:04
Prendiamo la cosa positivamente, nel senso che se le compagnie medicali dovessero ritenere interessante questo tipo di somministrazione potrebbero svolgere una sorta di effetto domino, che potrebbe anche spingere i produttori di apparecchiature wifi ad utilizzare sistemi di criptagio molto più difficili da superare al fine di rendere anche più sicura la tecnologia di somministrazione del farmaco. Ovviamente (od almeno spero) questo avanzamento tecnologico sarebbe un beneficio anche per il settore informatico consumerm non credo che le compagnie farmaceutiche rischierebbero cause collettive a raffica per lanciare una tecnologia non testata e non sicura, specialmente quando il suo funzionamento è direttamente collegato a quello di altre tecnologie non dipendenti direttamente da loro. Insomma se si ragiona seguendo il principio fisico del sasso nel lago, un nuovo passo di tecnologia in qualsiasi settore costringe le tecnologia slave già diffuse a implementarsi ed a migliorarsi a beneficio del genere umano.
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