02/11/2007 ore 08:51
IPv4 prossimo al collasso, è ora di IPv6
Il Réseaux IP Européens (RIPE), l'organizzazione europea che opera per assicurare tutta la coordinazione amministrativa e tecnica necessaria per l'operatività di una rete di indirizzi IP pan-Europea, ha recentemente adottato una risoluzione secondo la quale il sistema di indirizzamenti IPv4 è ormai prossimo al collasso ed è estremamente necessario accelerare il passaggio al protocollo IPv6. Qualche mese fa anche l'ARIN, la controparte statunitense del RIPE, ha espresso la medesima necessità.
Ne parla Arstechnica, sottolineando come il RIPE sia fermamente convinto che non vi è più molto tempo per rimandare il passaggio da IPv4 ad IPv6: "La crescita e l'innovazione della rete dipende dalla continua disponibilità di spazi di indirizzi IP. Il bacino rimanente di indirizzi iPv4 non allocati sarà esaurito nel giro di due o al massimo quattro anni. Gli indirizzamenti IPv6 mettono a disposizione tutto lo spazio sufficiente per la crescita futura".
Semplificando il discorso, gli indirizzi di tipo IPv4 sono composti da 32 bit, motivo per cui un sistema di indirizzamento simile consente la disponibilità di "soli" 4,294,967,296 indirizzi univoci possibili (ovvero 2 elevato a 32). Il protocollo IPv6 prevede invece l'impiego di 128 bit per ogni indirizzo, estendendo così la disponibilità di indirizzi IP univoci, che arrivano ad essere pari 2 elevato a 128, ovvero qualcosa come 280.000.000.000.000.000 indirizzi unici per ogni metro quadrato della superficie terrestre.
All'atto della creazione del protocollo di indirizzamento IPv4 fu stabilito di destinare un gruppo di indirizzi IP per usi futuri. La Classe E è composta da tutti gli indirizzi il cui primo gruppo di cifre è compreso tra 240 e 255. Arstechnica riporta un grafico che meglio aiuta a comprendere lo stato attuale del sistema di indirizzamento IPv4.

IPv4 mette attualmente a disposizione ancora 1,15 miliardi circa di indirizzi IP che salgono fino a 1,42 miliardi se si considerano anche quelli della Classe E. Vi è tuttavia un problema: molti dei dispositivi di rete (router e firewall) e dei sistemi operativi spesso considerano gli indirizzi della classe E come non validi. Windows e gli apparati Cisco sono piuttosto restrittivi mentre altri sistemi operativi come FreeBSD e Mac OS X riescono ad accettare l'impiego di questi indirizzi in alcune occasioni, ma con problemi ad utilizzarli e a gestirli correttamente.
Per far si che la Classe E venga correttamente riconosciuta ed utilizzata dovrebbe essere sufficiente la riscrittura di "poche righe di codice" che tuttavia porterebbe il mastodontico lavoro di conseguente aggiornamento di tutti gli apparati di rete e dei sistemi operativi: si tratterebbe tuttavia di una soluzione estremamente temporanea che non darebbe comunque la disponibilità di tempo utile per affrontare con più tranquillità il passaggio da IPv4 ad IPv6. Insomma, procrastinare ulteriormente questo passaggio potrebbe mettere a serio rischio il futuro della rete.








