La divisione PC di IBM fu venduta per mancanza di innovazione 03/01/2012 ore 14:55

La divisione PC di IBM fu venduta per mancanza di innovazione

Autore: Andrea Bai Categoria: Mercato
Samuel Palmisano, ex-CEO di IBM, ripercorre i momenti che l'hanno portato alla decisione di vendere la divisione PC dell'azienda nel 2004

Dal 1 gennaio 2012, come annunciato ufficialmente lo scorso ottobre, è avvenuto un importante avvicendamento ai vertici di IBM: l'incarico di Chief Executive Officer è passato dalle mani di Samuel Palmisano, in carica dal 2002, a quelle della veterana Virginia Rometty. Durante la guida di Palmisano IBM ha affrontato uno dei passaggi più delicati della propria storia, ovvero la cessione della divisione PC a Lenovo, rivelatasi in seguito una mossa di enorme successo.

L'ex-CEO di IBM ha rilasciato un'intervista al Wall Street Journal nella quale ripercorre quella fase, dimostrando come la visione dell'evoluzione del mercato fosse allora già estremamente chiara nella sua mente. Secondo Palmisano, infatti, il nucleo dell'innovazione si sarebbe presto spostato ai servizi e al software che sarebbero stati erogati via internet tramite dei datacenter, connettendo tra loro ogni genere di dispositivo. Questo concetto fu promosso allora da IBM con i termini di on-demand computing, diventando quello che oggi conosciamo e usiamo con il nome di cloud computing.

Sulla base di tale considerazione Palmisano decise di vendere a terzi la divisione business che si occupava dei PC, nonostante allora fosse ancora capace di generare profitti. I dibattiti interni contro questa decisione sono stati piuttosto accesi, del resto i PC aiutavano a trainare le vendite di altri prodotti IBM presso la clientela corporate e il potere contrattuale di IBM presso i fornitori di componenti elettronici avrebbe subito un forte ridimensionamento senza la divisione PC. Ovviamente anche la reputazione ed il prestigio del marchio avrebbero sofferto, senza il prodotto principe che IBM ha portato a milioni di persone.

A tal proposito Palmisano ha commentato: "Ho ascoltato ciascuna di queste obiezioni, ma se decidi di spostarti verso uno spazio differente, dove c'è innovazione che ti permette di fare qualcosa di unico e di essere premiato per questo, il business PC non rappresentava nulla di tutto ciò". Nel corso del 2004 la divisione PC di IBM fu venduta alla cinese Lenovo. Palmisano ha sottolineato di aver rifiutato offerte da parte di Dell e da parte di altri investitori, dando precedenza alla possibilità di vendere la divisione ad una compagnia cinese per ragioni strategiche: una mossa ben vista dal governo cinese che ha consentito ad IBM di migliorare la propria posizione sul mercato.

Nell'immediato questa operazione fece perdere ad IBM lo scettro di prima realtà IT al mondo, che fu raccolto da HP la quale aveva adottato una strategia diametralmente opposta con l'acquisizione di Compaq nel 2001. "Abbiamo visto quali scelte sono state fatte e come hanno lavorato le economie" ha commentato Palmisano, riferendosi in particolare al fatto che il valore di mercato di IBM è oggi di 217 miliardi di dollari, ovvero quattro volte tanto quello di HP.

A seguito della cessione della divisione PC, IBM ha investito più di 14 miliardi di dollari acquisendo 25 compagnie specializzate nel panorama software, in particolare nel campo del data mining e nell'analytics, e ha incrementato del 20% il proprio budget destinato alle attività di ricerca e sviluppo arrivando a circa 6 miliardi di dollari all'anno.

Commenti (14) 

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Commento # 1 di: Hal2001 pubblicato il 03 Gennaio 2012, 17:06
Quando uno riesce a vedere oltre il proprio naso.
Non conoscevo questi retroscena, bella news.
Commento # 2 di: Slater91 pubblicato il 03 Gennaio 2012, 18:11
Vivi complimenti ad IBM per la lungimiranza: una mossa che poteva apparire azzardata all'epoca l'ha resa in realtà molto forte. Davvero tanto di cappello.
Commento # 3 di: argent88 pubblicato il 03 Gennaio 2012, 19:09
chapeu
La differenza tra sviluppo e vendite.
Certo che non mi immaginavo le compagnie così grandi avessero pensieri così facilmente assimilabili ai piccoli.. Un rischio non da poco.
Commento # 4 di: fdfdfdddd pubblicato il 03 Gennaio 2012, 21:56
OK, il settore PC secondo il tipo era poco innovativo e il core business si stava spostando verso il cloud. Tutto ok ... ma io ancora non riesco a comprendere: la divisione generava profitti, cosa impediva d'investire quei profitti nei settori ritenuti più strategici?
Voglio dire ... non avranno mica spostato chi progettava i thinkpad a disegnare soluzioni per il cloud ...
Commento # 5 di: nico_1982 pubblicato il 03 Gennaio 2012, 22:40
Originariamente inviato da: gtangari
OK, il settore PC secondo il tipo era poco innovativo e il core business si stava spostando verso il cloud. Tutto ok ... ma io ancora non riesco a comprendere: la divisione generava profitti, cosa impediva d'investire quei profitti nei settori ritenuti più strategici?
Voglio dire ... non avranno mica spostato chi progettava i thinkpad a disegnare soluzioni per il cloud ...

Se investi 100 milioni nella divisione PC e hai profitti per 10 milioni ti ritrovi con 10 milioni da investire. Se invece la divisione PC la dismetti ti ritrovi con 100 milioni da investire oltre alle risorse ottenute dalla vendita, no?
Commento # 6 di: LMCH pubblicato il 03 Gennaio 2012, 22:43
Originariamente inviato da: Slater91
Vivi complimenti ad IBM per la lungimiranza: una mossa che poteva apparire azzardata all'epoca l'ha resa in realtà molto forte. Davvero tanto di cappello.


Non si è trattato di lungimiranza, ma di management incapace di gestire il lato PC.

Furono colti di sorpresa pure dal successone del primo PC IBM e quando cercarono di "allineare la divisione PC al resto dell'azienda" se ne uscirono con i PS/2 (quelli con il microchannel ecc. ecc.) creando uno standard usato solo da loro (e che poi abbandonarono).

Troppa mentalità del tipo "trattiamo con grandi aziende ed il grosso dei soldi lo facciamo con i servizi e l'infrastruttura, mica con la roba piccola".

Per loro il cloud computing non ha mai rappresentato il futuro ma semmai una versione aggiornata di quello che conoscevano già (basta sostituire "i dati ed i programmi sono nel mainframe" con "i dati ed i programmi sono nel cloud".
Hanno prodotto parecchia roba innovativa a livello di notebook ecc. ma poi il loro management non ha mai capito davvero cosa farne o come meglio piazzarla sul mercato.
Alla fine gli è risultato più facile vendere tutto, come avevano già fatto con la divisione stampanti (mentre ad esempio HP continua a guadagnare proprio con PC e Stampanti).
Commento # 7 di: M47AMP pubblicato il 04 Gennaio 2012, 00:48
Ognuno tira l'acqua al proprio mulino

oppure fa il mestiere che meglio sa fare.
Quello che invece né il board di IBM né tanto meno Palmisano sapevano fare era capire il personal computing. Per loro era quasi inconcepibile uscire da una logica per la quale il PC dovrebbe essere solo qualcosa di più di un terminale intelligente. Basti dire che per la maggior parte di loro ciò che avveniva a Boca Raton o a La Hulp era o sottovalutato o neppure conosciuto. Nei due centri di ricerca IBM, OCR e riconoscimento vocale erano di casa, non così per il board: ad una domanda a tale proposito rivolta da un giornalista ad un dirigente questi cadde dalle nuvole, si favoleggia abbia risposto <ma davvero questa cosa l'abbiamo noi?>. Insomma nel mondo dell'informatica personale i dirigenti IBM venivano usati come da noi i carabinieri nelle barzellette, il PC non era proprio affar loro. Ciò non toglie nulla alle capacità di Palmisano e del suo staff nel loro core business, ma a me puzza sempre quando le persone di successo fanno l'agiografia di se stesse. Ovvero abbandonare il personal computing al monopolio wintel fu allora una necessità non una scelta e soprattutto sono capziose le giustificazioni a posteriori. Vi erano ampi margini di innovazione anche nel campo dell'informatica personale, molte risorse umane ad essa dedicate esistevano in IBM, semplicemente non vi era una dirigenza che sapesse vedere oltre il mainframe ed i server. Che tutto poi sia finito nelle mani di Intel può spiegare assai meglio la stagnazione, la mancanza di innovazione. Chi detiene il monopolio in un certo importante settore che interesse ha a cambiare lo stato delle cose?
Commento # 8 di: PATOP pubblicato il 04 Gennaio 2012, 08:19
xLMCH
HP continua a vendere stampanti e PC ( tutta roba oramai consumer e a bassa marginalita') ma come vedi nonostante i volumi ad oggi dove tutto e' costruito in cina la soceta' perde di valore invece che acquisirne.......vedremo se nei prossimi anni HP confermera' di rimanere con l'attuale struttura o se invece ripensera' a cosa volevano fare in agosto scorso scorporando la divisione PC per bassa profittabilita'...............vedremo!
Commento # 9 di: fdfdfdddd pubblicato il 04 Gennaio 2012, 08:52
Beh, comunque c'è da dire che, a mio modestissimo parere un PC HP non offre niente di più di quello che può offrire un qualunque PC da supermercato (almeno questa è stata la mia esperienza con gli ultimi 2-3 PC HP che ho avuto tra le mani). Per IBM era un'altra storia.

Vendendo computer si possono ancora fare un sacco di soldi, ed Apple lo dimostra: bisogna però offrire qualcosa di distintivo.
Commento # 10 di: Caterpillar86 pubblicato il 04 Gennaio 2012, 10:52
Originariamente inviato da: gtangari
Beh, comunque c'è da dire che, a mio modestissimo parere un PC HP non offre niente di più di quello che può offrire un qualunque PC da supermercato (almeno questa è stata la mia esperienza con gli ultimi 2-3 PC HP che ho avuto tra le mani). Per IBM era un'altra storia.

Vendendo computer si possono ancora fare un sacco di soldi, ed Apple lo dimostra: bisogna però offrire qualcosa di distintivo.


Si ma tu stai paragonando mele e pere, due aziende con core business completamente diverso
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