Lenovo acquisisce CCE, principale PC vendor brasiliano 06/09/2012 ore 17:11

Lenovo acquisisce CCE, principale PC vendor brasiliano

Autore: Andrea Bai Categoria: Mercato
Il colosso giapponese espande la propria presenza in Brasile acquisendo il 100% di CCE, il principale vendor della regione

Tempo di grandi manovre per Lenovo Group, l'azienda cinese seconda maggior produttrice di PC al mondo, che ha annunciato l'acquisizione di CCE, principale vendor brasiliano di PC e dispositivi consumer mediante un'operazione del valore di 147 milioni di dollari.

L'acquisizione di CCE risulta essere particolarmente strategica per Lenovo poiché le consentirà di raddoppiare le quote di mercato in Brasile, attualmente il terzo mercato PC mondiale. CCE può vantare oltre 50 anni di storia in Brasile, con la commercializzazione di personal computer e dispositivi consumer electronics con i marchi CCE, CCE Info e CCE Mobi.

"Si tratta di una mossa che raddoppia il nostro market share in Brasile, uno dei mercati tecnologici più importanti e a più rapida crescita nel mondo. Non solo aiuta Lenovo ad espandere la propria posizione, ma getta le fondamenta per il futuro della nostra visione PC+. CCE è un eccellente partner con il suo catalogo prodotti ed una base produttiva di valore in Brasile. Il management di CCE, che sarà un elemento essenziale delle nostre operazioni nella regione, conosce il consumatore brasiliano e ci permetterà immediatamente di stabilire una forte presenza retail. Siamo fiduciosi che l'acquisizione trainerà la crescita, darà un futuro brillante per i nostri team in Brasile e porterà una serie di prodotti entusiasmanti e di elevata qualità sul mercato" sono state le dichiarazioni di Yuanqing Yang, CEO di Lenovo Group.

Secondo i termini dell'accordo, Lenovo corrisponderà agli azionisti CCE circa 300 milioni di real brasiliani (circa 147 milioni di dollari) per acquisire il 100% di CCE. Lenovo ha dichiarato l'intenzione di voler mantenere il gruppo di management di CCE, incluso il CEO e fondatore Roberto Sverner, e ha dichiarato che non prevede di effettuare alcuna misura di riduzione della forza lavoro dopo che l'accordo sarà chiuso. La transazione dovrebbe essere completata nel rpimo trimestre 2013.

"La conoscenza del mercato brasiliano da parte di CCE e la portata globale di Lenovo ed il suo motore di innovazione sono una combinazione potente. Lenovo porta a CCE una qualità senza pari, una competenza di innovazione di classe mondiale, una capacità di sviluppo della rete retail e una temenda leva nella catena di fornitura. Il loro percorso nel gestire complesse relazioni interculturali ci rende entusiasti di lavorare insieme. La combinazione di CCE e Lenovo è buona per l'economica brasiliana: stimolerà la creazione di posti di lavoro, migliorerà la competitività della gamma prodotti CCE e milgiorerà le oprazioni in brasile di una azienda globale, nel momento in cui ci stiamo preparando a mostrare il Brasile durante la prossima Coppa del Mondo di calcio e le Olimpiadi del 2016" ha affermato Roberto Sverner, CEO di CCE.

CCE realizza i suoi prodotti nella Free Economic Zone di Manaus nella parte nord del Brasile. CCE è il principale creatore di posti di lavoro nel settore PC e Consumer Electronics della regione.

Commenti (7) 

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Commento # 1 di: miki_up pubblicato il 06 Settembre 2012, 19:10
il sottotitolo forse non è corretto

Il colosso "giapponese"
Commento # 2 di: Oramaodnom pubblicato il 06 Settembre 2012, 19:26
Originariamente inviato da: miki_up
Il colosso "giapponese"


hai ragione, si contraddice proprio nella prima riga :

Tempo di grandi manovre per Lenovo Group, l'azienda cinese
Commento # 3 di: M47AMP pubblicato il 07 Settembre 2012, 01:01
Fa parte dell'attuale politica cinese, Assomiglia al risiko.

La Cina ha a disposizione i dollari del debito USA, carta straccia, se non li reinvesti. Di fronte alla contrazione del mercato interno, già perché se l'incremento del PIL da loro si è ridotto da due cifre ad una, cominciano a preoccuparsi, e a cercare soluzioni al problema.
Il più grosso del loro shopping lo stanno facendo sul mercato USA, comperando aziende high tech, con reparti R&D che rappresentino una buona percentuale del fatturato o degli investimenti delle aziende stesse che vanno ad acquistare. Esattamente il contrario delle politiche di wall steet, che le aziende le spreme come limoni.
Non è esattamente filantropia o un aiuto all'economia USA, ma un triplice guadagno, mantengono o aumentano il valore dei loro asset, hanno in mano i brevetti, non trascurano gli aspetti commerciali, anche da lì si aspettano comunque qualcosa.
Non magari nell'immediato, anche se non guasta, esattamente il contrario di wall street.
Anche l'attuale spesa di 147 milioni di dollari, per loro è un affare con i controfiocchi, noccioline per acquisire una nuova rete commerciale. Non per i dipendenti, il cui posto di lavoro però non verrà toccato, ma per il management attuale, di cui hanno bisogno per penetrare maggiormente in un paese BRIC, di cui la B è la lettera iniziale. Le altre o sono loro i Cinesi, o i loro nemici storici.
E' una guerra fra colossi quella dei vendor, e i Cinesi sono quelli con il borsellino meglio fornito.
Poi da lontano, ma da molto lontano, arrivano gli altri.
Solo IBM, ma non è un concorrente, piuttosto un partner, e HP hanno quattrini pesanti da investire, Intel, ma ciò che a loro di pesante interessava, lo hanno acquisito da decenni da HP a prezzi di saldo, e l'onnivora Samsung capace di metabolizzare tutto, anche le sentenze delle giurie e dei tribunali USA, pur di fare concorrenza ai Cinesi.
Proprio un bel quadretto.
Apple non l'avevo menzionata, lo faccio alla fine: in tutto ciò non c'entra nulla, salvo cercare un fornitore che non sia Samsung.
Fiché potrà, dal quadretto cercherà di tenere un piede fuori, wall street e i cinesi se la coccolano. Ma dentro o fuori le tagliole ci sono sempre, ed un vero fuori non esiste. Tutti sono attori o pedine del gioco, e c'è sempre, chi per un verso chi per un altro, non dorme sonni tranquilli.
Mi associo alla tirata d'orecchi al redattore, le zaibatsu una volta erano solo giapponesi, si sarà confuso. Ora è l'intera Cina ad esserlo, i soldi sono dello Stato, i CEO pure. E di una zaibatsu sui generis Lenovo dunque è parte. L'altra zaibatsu è Samsung, non è solo un vendor. Anche se in Cina e in Corea le zaibatsu non si chiamano così.
E' per questo che gli altri devono preoccuparsi, non hanno le spalle altrettanto coperte, anche Samsung alle sue spalle, per altri motivi diversi dalla concorrenza commerciale, ha di che preoccuparsi. Ha una doppia motivazione ad investire fuori dai confini nazionali.
Commento # 4 di: Oramaodnom pubblicato il 07 Settembre 2012, 10:28
Originariamente inviato da: M47AMP
La Cina ha a disposizione i dollari del debito USA, carta straccia, se non li reinvesti. Di fronte alla contrazione del mercato interno, già perché se l'incremento del PIL da loro si è ridotto da due cifre ad una, cominciano a preoccuparsi, e a cercare soluzioni al problema.
Il più grosso del loro shopping lo stanno facendo sul mercato USA, comperando aziende high tech, con reparti R&D che rappresentino una buona percentuale del fatturato o degli investimenti delle aziende stesse che vanno ad acquistare. Esattamente il contrario delle politiche di wall steet, che le aziende le spreme come limoni.
Non è esattamente filantropia o un aiuto all'economia USA, ma un triplice guadagno, mantengono o aumentano il valore dei loro asset, hanno in mano i brevetti, non trascurano gli aspetti commerciali, anche da lì si aspettano comunque qualcosa.
Non magari nell'immediato, anche se non guasta, esattamente il contrario di wall street.
Anche l'attuale spesa di 147 milioni di dollari, per loro è un affare con i controfiocchi, noccioline per acquisire una nuova rete commerciale. Non per i dipendenti, il cui posto di lavoro però non verrà toccato, ma per il management attuale, di cui hanno bisogno per penetrare maggiormente in un paese BRIC, di cui la B è la lettera iniziale. Le altre o sono loro i Cinesi, o i loro nemici storici.
E' una guerra fra colossi quella dei vendor, e i Cinesi sono quelli con il borsellino meglio fornito.
Poi da lontano, ma da molto lontano, arrivano gli altri.
Solo IBM, ma non è un concorrente, piuttosto un partner, e HP hanno quattrini pesanti da investire, Intel, ma ciò che a loro di pesante interessava, lo hanno acquisito da decenni da HP a prezzi di saldo, e l'onnivora Samsung capace di metabolizzare tutto, anche le sentenze delle giurie e dei tribunali USA, pur di fare concorrenza ai Cinesi.
Proprio un bel quadretto.
Apple non l'avevo menzionata, lo faccio alla fine: in tutto ciò non c'entra nulla, salvo cercare un fornitore che non sia Samsung.
Fiché potrà, dal quadretto cercherà di tenere un piede fuori, wall street e i cinesi se la coccolano. Ma dentro o fuori le tagliole ci sono sempre, ed un vero fuori non esiste. Tutti sono attori o pedine del gioco, e c'è sempre, chi per un verso chi per un altro, non dorme sonni tranquilli.
Mi associo alla tirata d'orecchi al redattore, le zaibatsu una volta erano solo giapponesi, si sarà confuso. Ora è l'intera Cina ad esserlo, i soldi sono dello Stato, i CEO pure. E di una zaibatsu sui generis Lenovo dunque è parte. L'altra zaibatsu è Samsung, non è solo un vendor. Anche se in Cina e in Corea le zaibatsu non si chiamano così.
E' per questo che gli altri devono preoccuparsi, non hanno le spalle altrettanto coperte, anche Samsung alle sue spalle, per altri motivi diversi dalla concorrenza commerciale, ha di che preoccuparsi. Ha una doppia motivazione ad investire fuori dai confini nazionali.


Ciao M47AMP. Non mi è chiarissimo tutto quello che hai scritto, ma a grandi linee l'ho capito. Quali sarebbero le proporzioni tra le aziende cinesi e gli altri a cui ti riferisci con la frase : "Poi da lontano, ma da molto lontano, arrivano gli altri."
Perchè poi da come parli di Ibm e HP, sembrerebbero solamente una frazione sotto alle aziende cinesi ?

Quali sarebbero i motivi diversi di Samsung ?
Commento # 5 di: M47AMP pubblicato il 08 Settembre 2012, 02:06
@Oramaodnom: Non è in discussione quanto grandi siano le aziende

Cinesi, ma il fatto che l'intera Cina è il loro retroterra, non solo come mercato interno, ma come possibilità di dare un sostegno alle proprie aziende a 360 gradi.

Non mi riferisco dunque ad HP e a IBM come a dei nani al cospetto di un gigante, al paragone con Lenovo, ma al confronto con la potenza di un intero stato, a cui Lenovo può ricorrere non solo per finanziarsi, ma anche per tutto il restante.

Ai tempi era la prerogativa delle grandi holding giapponesi, veri stati all'interno dello stato giapponese. Rispetto allo stato avevano il vantaggio di essere anche delle multinazionali. Comandavano loro, non il governo giapponese, e non solo in patria.

Ai tempi IBM ebbe il suo bel da fare, non solo nel mercato dei PC, ma anche per proteggersi dalla penetrazione giapponese nel mercato dei mainframe, il suo core business. Il suo marchio e l'intera divisione client furono ceduti solo molto più tardi ai Cinesi. Il marchio temporaneamente, ma Lenovo, l'azienda cinese che acquistò da IBM, lo dismise con largo anticipo sulla data di scadenza del contratto.

Proprio per le condizioni di vantaggio estremo, Lenovo può guadagnare ed espandersi, nel settore di mercato in cui IBM rischiava di perdere, o di non guadagnare in proporzione ai suoi altri investimenti.

La Corea del Sud e quella del Nord non hanno mai dichiarato la fine della guerra, che vide opposti i due regimi che se l'erano spartita. Ancora oggi, a distanza di 60 anni dall'inizio della guerra, vige lo stato di tregua, non la pace, con tanto di truppe armate schierate al confine fra i due stati. Vi è un'unica presidiatissima strada che attraversa il confine. La Cina resta l'ultimo ed unico alleato della Corea del Nord.

Le foto e i filmati dei funerali di stato di Kim Jong Il sono agghiaccianti.
Commento # 6 di: Oramaodnom pubblicato il 08 Settembre 2012, 10:38
Ok così mi è tutto più chiaro. Effettivamente, non avevo valutato il fatto che le 2 Korea sono ancora in guerra
Commento # 7 di: M47AMP pubblicato il 14 Settembre 2012, 12:17
L'attuale crisi di HP

che ho commentato in altro blog di HwUp, per quel che riguarda il management, è un ottimo esempio di quanto andavo invece illustrando in questo blog.

La concorrenza altrui la sta letteralmente facendo a fette, innanzitutto nel settore client e stampanti, dove la concorrenza spesso è una questione di pochi euro e di grandi volumi.

La consumerizzazione, per alcuni, è una autentica sciagura. E' il mercato dell'usa e getta, pur se Apple, ad esempio, dall'usa e getta con Steve Jobs se ne è sempre tenuta fuori, imponendo una sua visione del mercato.

Ma chi, sempre ad esempio, ha provveduto a fornire servizi di assistenza post vendita e di assicurazione dei suoi prodotti, all'interno però di una visione al traino di Intel, si trova davanti a costi che non è più in grado di sostenere. Quantomeno in molte e determinanti geografie del mercato.

Altri con ARM hanno diversificato per loro fortuna molto prima.

L'attuale crisi globale ha fatto esplodere le varie crisi di settore, evidenziandone in qualche modo cause specifiche, non solo quelle più generali. O meglio ancora: l'articolazione di cause generali, all'interno dei singoli settori dei mercati.
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