26/07/2007 ore 16:15
Nanotecnologie: elettricità grazie al flusso sanguigno
Abbiamo già avuto occasione di parlare, nel corso dei giorni passati, del Georgia Institute of Technology, quando un gruppo di ricercatori ha illustrato una nuova tecnologia per la realizzazione di piccole reti wireless con elevata bandwidth.
Sale in questi giorni agli onori delle cronache la ricerca condotta da un altro gruppo del medesimo istituto in un campo completamente diverso. Il professore Zhong Lin Wang, a capo del team di ricerca, ha infatti annunciato la possibilità di utilizzare un particolare tipo di nanotecnologie in grado di generare un piccolo quantitativo di corrente elettrica grazie al flusso sanguigno del corpo umano o tramite le vibrazioni dei vasi sanguigni.
L'obiettivo primario di questa ricerca è la realizzazione di dispositivi biomedici da impianto in grado di autoalimentarsi sfruttando proprio il continuo fluire del sangue all'interno dei vasi sanguigni, eliminando così la necessità di dover impiegare batterie oppure altre fonti energetiche esterne.
I ricercatori sono stati in grado di creare il piccolo generatore utilizzando un "letto" di piccoli filamenti di ossido di zinco, allineati verticalmente, alla cui estremità è collocato un particolare elettrodo con una superficie costituita da microscopiche piramidi con la punta rivolta verso i filamenti poc'anzi citati.

Quando l'elettrodo viene sollecitato da vibrazioni esterne, che in questo caso possono essere causate, appunto, dal flusso di un fluido, esso va a piegare e comprimere i filamenti. Impiegando un processo di accoppiamento semiconduttivo piezoelettrico, il dispositivo può così produrre energia elettrica ricavandola dall'energia meccanica (le vibrazioni).
In realtà questo tipo di soluzione è caratterizzata da potenzialità molto più ampie, in quanto ogni tipo di energia meccanica o idraulica prodotta dal corpo umano può essere convertita in energia elettrica.
Come detto precedentemente l'impiego primario sarà l'alimentazione di dispositivi biomedici, ma considerando l'interesse al progetto (manifestato sottoforma di finanziamenti) del DARPA (Defense Advanced Researc Procjet Agency), non è da escludere un impiego anche in campo militare.
Fonte: Dailytech








