18/07/2009 ore 08:08
Risultati finanziari Q2: Nokia e Sony Ericsson si leccano le ferite
Per diverse aziende attive nel mondo della telefonia è tempo di tirare le somme e pubblicare i risultati finanziari relativi al secondo trimestre fiscale, vediamo quale è la situazione in casa Nokia e Sony Ericsson.
Il colosso finlandese rispetto al Q1 di quest'anno ha aumentanto le vendite di terminali di circa il 7%, con un dato che però si assesta al 25% in meno rispetto allo stesso periodo del 2008. Non solo: rispetto al primo trimestre dello scorso anno Nokia è riuscita a guadagnare meno sulla vendita dei suoi cellulari con un vistoso calo dei profitti superiore al 60%.
I dati si rispecchiano sul market share di Nokia, risalito al 38% rispetto a quello del primo trimestre 2009, inferiore di un punto, ma in calo rispetto a quello dello stesso periodo dell'anno scorso, che vedeva Nokia detenere una quota di mercato pari al 40%. Restringendo al solo mercato smartphone Olli-Pekka Kallasvuo, CEO del colosso finlandese, ha dichiarato che la quota di mercato di Nokia si attesta al 41%.
Nelle parole del CEO traspare la difficoltà del momento e la contemporanea voglia di guardare avanti, con progetti a lungo termine, come quello da poco annunciato che vede l'inizio di una partnership con Intel.
"Competition remains intense, but demand in the overall mobile device market appears to be bottoming out. As before, we are continuing to tightly manage our operating expenses. We are balancing short-term priorities with our longer-term growth ambitions as elements of the mobile handset, PC, internet and media industries converge to form a new industry".
Per il prossimo trimestre gli analisti si aspettano risultati stabili per il colosso finlandese. Spostandoci in Svezia, patria di metà della joint venture nippo-svedese Sony Ericsson, troviamo risultati meno confortanti con un netto calo delle vendite rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente: 13,8 milioni di pezzi contro 24,4 milioni, con un risultato anche peggiore del primo trimestre 2009, che già aveva fatto suonare molti campanelli d'allarme negli uffici degli investitori.








