Nella giornata di ieri, con una mossa a sorpresa, AMD e Intel hanno congiuntamente comunicato di aver raggiunto un accordo che, a fronte di un pagamento a favore di AMD e della regolamentazione di alcune procedure di business congiunte, ha portato al ritiro delle cause antitrust avviate da AMD contro Intel 5 anni fa, che sarebbero giunte finalmente in corte a partire dal mese di Marzo 2010.
L'elemento più appariscente dell'accordo è indubbiamente la controparte economica: 1,25 miliardi di dollari è una cifra assolutamente importante anche per un colosso come Intel, che può vantare una liquidità attoro ai 13 miliardi di dollari. A titolo di riferimento 1,25 miliardi di dollari è per Intel una cifra non molto lontana dal proprio utile trimestrale medio in questa difficile congiuntura economica.
E' evidente come una controparte economica di questo tipo sia stata attentamente valutata da Intel, e lasci immaginare la portata di quella che potrebbe essere stata la multa comminata a Intel in corte nel momento in cui fosse stata giudicata colpevole di pratiche antitrust. Vero è che i tempi di una causa avrebbero posticipato una eventuale multa molto in avanti, ma la politica seguita in questo caso è stata quella di preferire un pagamento certo ora piuttosto di un potenziale danno di ben più elevata portata.
Intel e AMD hanno inoltre delineato alcune procedure operative di business, che pongono dei vincoli all'operato commerciale di Intel; la ratio seguita è quella che le due aziende si comportino in modo onesto e corretto nel mercato, facendo in modo che nella dinamica commerciale siano gli elementi di forza di un prodotto o di una tecnologia ad avere la meglio sulla proposta del concorrente, non la costituzione di condizioni commerciali estremamene favorevoli per i partner di una delle due parti che non possono venir replicate dalle altre.
Paul Otellini, CEO di Intel, ha rimarcato nel corso della conferenza stampa di commento come per Intel non sia assolutamente un problema dover aderire a queste norme di comportamento. Quello che da oggi l'accordo vieta di fare non cambierebbe nulla nel modus operandi di Intel, già a detta di Otellini perfettamente allineata da sempre a queste linee guida che delineano uno scenario di rapporto concorrenziale ma di correttezza tra le due aziende.
Da non tralasciare, infine, l'impatto sull'operatività di GlobalFoundries dato dall'accordo. Intel ha infatti esteso i termini della propria licenza per l'utilizzo dei brevetti x86, autorizzando AMD a far produrre ad aziende terze non direttamente a lei collegate i propri processori, con la conseguenza di permettere a GlobalFoundries di operare come azienda autonoma e non più come sussidiaria di AMD. Questo permetterà da un lato a GlobalFoundries di potersi proporre sul mercato con maggiore autorevolezza come foundry player, e dall'altro ad AMD di considerare definitivamente conclusa la propria operazione di spin off della capacità produttiva.
A questo punto, a partire dal primo trimestre 2010, i risultati economici trimestrali di AMD terranno in considerazione solo il risultato di AMD Product Company, non dovendo più includere quelli di GlobalFoundries in quanto non più considerata azienda sussidiaria. Sarà inoltre interessante verificare se il "peso" di AMD nel consiglio di amministrazione di GlobalFoundries verrà riallineato alla partecipazione azionaria di AMD o se sarà mantenuto un diritto di voto del 50%. Propendiamo per la prima ipotesi, ora che non è più richiesto che GlobalFoundries operi come sussidiaria. Riteniamo inoltre altamente probabile che AMD possa cedere a Mubadala la propria quota di proprietà di GlobalFoundries, ricevendo da questo sia una ulteriore iniezione di liquidità sia, e questo è ancor più importante, il completamento della propria operazione di spin off di tutta la capacità produttiva diventando un'azienda completamente fabless.