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Google supporta la pirateria?

Durissima accusa da parte dei colossi dei media al gigante di Mountain View, che in passato ha generato proventi per due siti fuorilegge tramite i circuiti AdSense e AdWords
Andrea Bai - 14/02/2007, 08:57

Un consistente gruppo formato da colossi dei media ha accusato Google di aver supportato in passato due siti coinvolti nel favoreggiamento della pirateria sia direzionando il traffico verso questi siti, sia vendendo pubblicità per loro conto tramite i circuiti di advertising AdSense e AdWords.

Tra gli accusatori vi sono nomi sicuramente importanti come News Corp., Viacom, Sony, NBC Universal, Time Warner, e Disney, tra l'altro già coinvolti in una disputa legale con il colosso di Mountain View, sempre per motivi legati all'infrazione del diritto d'autore.

Secondo le informazioni disponibili Google avrebbe generato più di 1 milione di dollari di fatturato per i siti EasyDownloadCenter.com e TheDownloadPlace.com nel periodo dal 2003 al 2005, attraverso il programma AdSense, traendone a sua volta beneficio. I due siti hanno messo a disposizione, prima della loro chiusura, una serie di risorse per agevolare le operazioni di pirateria. I due gestori, Brandon Drury e Luke Sample, stanno ora affrontando una serie di procedimenti legali per istigazione all'infrazione di diritto d'autore.

Secondo le dichiarazioni dei due individui, Google avrebbe riconosciuto il traffico generato dai due siti ed avrebbe assegnato loro un apposito consulente per aiutarli ad ottimizzare i propri sforzi. La circostanza può sorprendere, ma si tratta di una pratica molto diffusa nel programma AdSense e AdWords: Google predispone una serie di consulenti per tutti i siti che superano un determinato limite di traffico, ma questo non vuole necessariamente stare a significare che venga effettuato un controllo rigido sui contenuti del sito.

Google ha comunque annunciato nel corso di una conferenza stampa tenuta nella giornata di Venerdì che istituirà un nuovo sistema di controllo e screening dei siti, dichiarando inoltre di annullare il targeting di tutte le parole chiave più frequentemente usate dai "pirati" informatici.

Fonte: Arstechnica



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