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Le informazioni digitali globali superano lo spazio di storage

Un'indagine di IDC rivela che per la prima volta nel 2007 abbiamo prodotto più informazioni digitali di quelle che potremmo salvare su supporto fisico. La situazione destinata a crescere esponenzialmente
Andrea Bai - 14/03/2008, 15:31

IDC ha recentemente pubblicato i risultati di un'indagine sponsorizzata da EMC e focalizzata sull'impressionante crescita del volume delle informazioni digitali, evidenziando alcuni scenari piuttosto interessanti e, per certi versi, preoccupanti.

Secondo IDC il cosiddetto "universo digitale" è stimato essere di circa 281 exabyte, ovvero 281 miliardi di gigabyte. Questa quantità supererebbe lo spazio disponibile, a livello globale, per l'archiviazione su supporti fisici: per la prima volta produciamo più informazioni di quelle che potremmo effettivamente registrare e se il trend dovesse essere confermato su queste proporzioni, entro il 2011 più di metà delle informazioni digitali prodotte non potranno essere salvate su un supporto fisico.

Quanto rilevato potrebbe apparire come un controsenso, ma IDC va a precisare ulteriormente: nel computo sono infatti comprese quelle porzioni di informazione digitale che non vengono di norma conservate oppure quelle informazioni che vengono sovrascritte da altre più recenti: si pensi, nel primo caso, ai pacchetti di una comunicazione telefonica e, nel secondo caso, ai supporti delle registrazioni di sorveglianza che periodicamente vengono riutilizzati.

Tra le principali cause di questa rapida espansione della quantità di informazione digitale vi sarebbe l'altrettanto rapida proliferazione sul mercato di macchine digitali e videocamere basate su supporti di storage digitale: a titolo di esempio IDC rileva che solo il 10% di tutte le fotografie realizzate sono registrate su pellicola tradizionale.

L'analisi tuttavia si spinge oltre, mettendo in risalto un aspetto che spesso passa in secondo piano. Se si passa a considerare, infatti, la quantità di informazioni digitali giornaliere legate ad un singolo individuo, meno della metà di queste sono generate ed utilizzate attivamente dall'individuo. La restante parte è ciò che IDC chiama "ombra digitale": i dati relativi ad una transazione, le "tracce" lasciate sui vari server al momento della navigazione web, le immagini registrate da qualsivoglia telecamera di sorveglianza e via discorrendo.

IDC nota inoltre come l'espansione dell'universo digitale sia strettamente legata alle nuove tecnologie: più l'industria metterà a disposizione del pubblico modi sempre più facili per produrre e distribuire informazioni, tanto velocemente crescerà la mole di informazioni e con essa l'ombra digitale degli individui le eventuali minacce alla privacy di ognuno.

Il resoconto della ricerca è pubblicato integralmente a questo indirizzo.



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