Il video online è ormai prossimo a stravolgere gli equilibri del ricco mondo legato all'advertising televisivo. Questo in estrema sintesi il risultato di una ricerca condotta da ICM survey secondo cui il fenomeno legato alla fruizione di video utilizzando la rete internet ha raggiunto cifre più che ragguardevoli. La ricerca afferma che il 43% degli intevistati ha affermato di trascorrere meno tempo davanti alla tv preferendo i contenuti video presenti in rete. Il fenomeno legato al video online deve quindi essere ben considerato in futuro anche se per il momento solo il 9% del campione coinvolto ha confermato un costante utilizzo di tali strumenti.
La tipologia di utenti che dimostra di gradire maggiormente l'offerta video su internet è ovviamente quella più giovane infatti ben il 30% ha un'età compresa tra i 16 e i 24 anni. Per valutare lo stesso fenomeno in ambito italiano ci viene in aiuto una recente analisi condotta da Nielsen//NetRatings che di fatto conferma l'andamento segnalato da ICM survey. Nielsen//NetRatings conferma la tipologia di utente che a livello italiano ha età compresa tra 12 e 35 anni mentre i sistemi di video sharing più diffusi e conosciuti sono Libero Video & Fun, YouTube, Google Video.
Questi risultati offrono lo spunto per alcune considerazioni che devono necessariamente essere analizzate in relazione ai più recenti fatti di cronaca. Stiamo ovviamente facendo riferimento alle vicende legali che vedono coinvolto il sistema YouTube e Google Video.
Il modello su cui si basa il successo di questi sistemi è chiaramente legato alla comunity e alla possibilità che gli utenti hanno di condividere i propri file video. Proprio questa peculiarità rischia di inficiare il successo sino ad oggi raccolto da questi sistemi di video sharing, infatti la condivisione di video coperti da copyright o la diffusione di video dai contenuti illegali stanno dando non pochi problemi ai gestori del servizio.
Uno dei maggiori pregi di Youtube, Google Video e simili rischia di rivelarsi un'arma a doppio taglio. Purtroppo i vari disclaimer appositamente redatti dai vari uffici legali si rivelano comunque inefficaci poichè devono essere collocati in specifici contesti dove la legislazione dei vari Paesi ha il sopravvento. Nei più recenti fatti di cronaca Google si è comportata secondo quanto previsto dalla normativa europea 2000/31/CE che prevede, qualora non fosse possibile a priori verificare l'illegalità di un contenuto, la rimozione immediata dalla rete. Il Garante della Privacy ha espresso in merito le proprie perplessità sollevando la necessità di strumenti maggiormente efficaci.
Limitarsi a dire che "la rete funziona così" non è sufficiente poichè gli strumenti del web non possono diventare canali per diffondere illegalità. Il problema deve necessariamente essere affrontato non tanto con lo strumento legislativo, quanto piuttosto con lo sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche capaci di "validare" in modo autonomo la liceità di un video. Google stessa si dichiara di questo avviso e conferma il proprio impegno in questo nuovo contesto. Non va dimenticato che Google ha acquisito Youtube e l'operazione non è stata propriamente economica; c'è da ipotizzare quindi che il leader della ricerca sul web abbia ben pianificato il proprio futuro.
In merito alla popolarità di certe vicende di cronaca recente che vedono coinvolta Google bisogna rilevare che alcuni contenuti video chiaramente illegali erano disponibili in rete anche da alcuni mesi. Questo particolare è un'aggravante sotto molteplici aspetti e significa che il metodo di "autocontrollo" da parte della comunity citato da Google non funziona a dovere. Va però precisato anche un'altro particolare ovvero che la notorietà al fatto e il maggior interesse alla vicenda è stato dato da parte di alcuni organi di informazione rei di aver ampiamente dato visibilità alla vicenda che, lo ricordiamo, prima di essere una notizia giornalistica è essenzialmente un reato.
Recentemente Eric Schmidt di Google si è pronunciato in merito alla delicata questione della privacy e delle responsabilità imputabili al gestore del servizio in merito al trattamento dei dati personali. In tale occasione a cui abbiamo accennato poche settimane fa Google dichiara che sta cercando di sviluppare un sistema che permetta la migrazione dei dati personali (identità, abitudini legate al web ma anche email contenute nei servizi webmail) verso altri servizi. In tal modo l'utente potrà avere il pieno controllo dei propri dati personali. Eric Schmidt ha però aggiunto che al momento nessuna iniziativa è ancora stata presa perchè il contesto normativo vigente non impone particolari vincoli ma ovviamente Google vuole essere lungimirante. L'esempio appena citato è puramente un esempio e un termine di confronto in merito a un'altra spinosa questione relativa a internet in netto contrasto con la già citata affermazione semplicistica "la rete funziona così".