The Daily, un flop da 5 mila abbonati 08/04/2011 ore 10:39

The Daily, un flop da 5 mila abbonati

Autore: Gabriele Burgazzi Categoria: Mercato
Il progetto di Rupert Murdoch stenta a decollare: un investimento faraonico di 30 milioni di dollari che ha portato, sino ad ora, ad avere 5 mila abbonati

Del progetto di Rupert Murdoch avevamo parlato con questa notizia: Mercoledì 2 Febbraio 2011 il noto magnate Australiano aveva tolto il velo a quello che, secondo molti, avrebbe rappresentato uno dei progetti editoriali più ambiziosi degli ultimi anni, The Daily.

A distanza di due mesi dal lancio ufficiale è possibile tirare le somme e analizzare qualche dato, osservando quanto il modello studiato possa funzionare. E i dati non sono affatto confortanti.

Per lo sviluppo del progetto Murdoch aveva raccolto firme importanti dello scenario internazionale, andando a pescare non solo dal New York Times ma anche dalla Abc e Associated Press. L'investimento era stato stimato in 30 milioni di dollari, cui va però affiancato il mezzo milione settimanale per il mantenimento dell'intera struttura.

Le stime, non ufficialmente confermate dall'azienda, parlano di circa 500 mila download dell'applicazione. Un numero decisamente elevato, spinto però soprattutto dal fatto che The Daily è stato lanciato con una formula particolare: le prime due settimane di fruizione dei contenuti sono gratuite, solo successivamente subentra il pagamento.

I costi sono di 99 centesimi di dollaro la settimana o 39,99 dollari per la sottoscrizione annuale.

Ed è su questo elemento che l'utenza ha storto il naso. Dei 500 mila download, infatti, solo poco più 5 mila avrebbero infatti sottoscritto un abbonamento. Il dato, in questo caso, è stato fornito da Greg Clayman che, insieme a Jesse Angelo, si occupa di coordinare i team di giornalisti che scrivono contenuti per The Daily.

I dati forniti non hanno valore se non vengono però contestualizzati: per pareggiare (e non guadagnare) i costi dell'intera struttura sarebbe necessaria una base abbonati di 750 mila lettori. Al momento del lancio, tuttavia, avevamo calcolato che il bacino di abbonati necessario al pareggio dei costi del primo anno (comprendendo pertanto costi di startup e costi di mantenimento) ammonterebbe a circa 1,4 milioni di utenti.

Cifre, entrambe, decisamente superiori rispetto a quella registrata fino ad ora.

Ma il numero di download e la base abbonati non è l'unico indice utile per valutare quanto The Daily abbia avuto successo sul mercato delle applicazioni. Techdirt a questo indirizzo, offre una interessante analisi che prende spunto da alcuni dati forniti dai Nieman Lab.

L'analisi si basa sui tweet che riportano pezzi, articoli o focus scritti dal The Daily. Un dato che, anche se non indice diretto, mostra quanto le persone e i lettori siano legati alla testata. Il grafico a seguire mostra l'andamento dei tweet nel corso del tempo, analizzando una finestra che va dall'11 Febbraio alla fine del mese di Marzo:

The Daily stats

Balza all'occhio quanto i feed siano calati dopo le prime due settimane di consultazione gratuita, andando a stabilizzarsi, nel corso del mese di Marzo su di un livello piuttosto stabile. Un crollo comunque importante dei tweet che è passato dai circa 200 al giorno ai poco più di 50.

Sarà interessante osservare quale strategia sarà applicata al The Daily nei mesi a venire: al momento l'azienda sembra intenzionata a seguire la linea di sviluppo percorsa fino ad ora.

Commenti (56) 

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Commento # 1 di: gomax pubblicato il 08 Aprile 2011, 10:52
Mi chiedo se potrà mai esistere un sistema editoriale digitale remunerativo...
E dire che 1 dollaro la settimana (o 40 annuali) non sono una cifra così esorbitante... ho l'impressione che il servizio non decollerebbe nemmeno se venisse proposto a 5 dollari l'anno, il pensiero "perché pagare X, se posso avere X+1 gratis?" prevale su ogni altra logica di valutazione: sembra che i contenuti "di qualità" non facciano la differenza in questo ambito.

Ciao
Commento # 2 di: omega726 pubblicato il 08 Aprile 2011, 10:57
Rassegnarsi al fatto che l'informazione è gratis proprio non riescono eh???
Ma perchè devo fare abbonamenti e sottoscrizioni per leggere le news sul mio smartphone o tablet quando il resto dell'umanità le legge gratis su un normale PC??
Sono arrivati tutti questi dispositivi connessi perennemente alla rete e tutta l'editoria ha ben pensato :"ma perchè non proiviamo a mungerli??"
Commento # 3 di: Paganetor pubblicato il 08 Aprile 2011, 11:10
be', qualcuno che crea questi contenuti c'è, e deve essere pagato... che poi si trati di abbonamenti, banner o altro bisogna vedere, ma la gente non lavora per niente...
Commento # 4 di: zerothehero pubblicato il 08 Aprile 2011, 11:17
Chi scrive va remunerato.
Peccato che i fruitori di ipad siano disposti a pagare per le app e non per avere le informazioni.
Commento # 5 di: gbhu pubblicato il 08 Aprile 2011, 11:20
Originariamente inviato da: gomax
Mi chiedo se potrà mai esistere un sistema editoriale digitale remunerativo...

Di certo no finché esistono delle buone versioni gratis.
Ciò vale per ogni cosa.
Se le edicole distribuissero la maggior parte dei quotidiani gratis, pochi comprerebbero una delle edizioni a pagamento.
Commento # 6 di: zerothehero pubblicato il 08 Aprile 2011, 11:22
Originariamente inviato da: omega726
Rassegnarsi al fatto che l'informazione è gratis proprio non riescono eh???
Ma perchè devo fare abbonamenti e sottoscrizioni per leggere le news sul mio smartphone o tablet quando il resto dell'umanità le legge gratis su un normale PC??
Sono arrivati tutti questi dispositivi connessi perennemente alla rete e tutta l'editoria ha ben pensato :"ma perchè non proiviamo a mungerli??"


Forse leggerai gratis le notizie dell'ansa e qualche articolo dei magazine online.
Tutt'altra cosa è leggere un quotidiano con i commenti, gli editoriali e i reportage.
Commento # 7 di: Mparlav pubblicato il 08 Aprile 2011, 11:31
Il problema secondo me è che l'editoria digitale ha esordito gratuitamente negli anni passati, contando sul discorso pubblicitario per l'autosostentamento.
Ma si sono accorti che non c'era questa possibilità e sono passati ad un modello a pagamento.
Ma nel frattempo l'editoria gratuita si è diffusa anche da fonti non tradizionali, e quindi difficilmente un'utente torna a pagare, fino a quando non mi viene fornito davvero un "plus" informativo, una qualità tale che valga la pena pagare.

The Daily evidentemente non fornisce un servizio giornalistico tale che gli utenti ritengano degno di essere pagato quelle cifre: finite le 2 settimane di prova, sono passati ad altre fonti.
Commento # 8 di: HostFat pubblicato il 08 Aprile 2011, 11:50
Originariamente inviato da: zerothehero
Chi scrive va remunerato.
Peccato che i fruitori di ipad siano disposti a pagare per le app e non per avere le informazioni.
Commento # 9 di: GabrySP pubblicato il 08 Aprile 2011, 12:05
La triste verità è che l'uomo "medio" è ignorante come una capra ed ha un QI che gli permette a malapena di cambiare una lampadina.
Come si può pretendere di vendere notizie di qualità con queste premesse ?

Il più prevedibile dei FAIL

Murdoch avrebbe fatto meglio a vendere abbonamenti per le suonerie del gatto Virgola e di Babby l'orsetto, i 750.000 abbonati li avrebbe fatti in una settimana.
Commento # 10 di: Spidernik84 pubblicato il 08 Aprile 2011, 12:06
Quotone a gomax nel primo commento.
Prendendo in esame il panorama italiano, ciò che manca veramente è l'informazione di qualità.
Io sarei anche disposto a pagare per avere articoli ben scritti, approfonditi è redatti da giornalisti capaci.
Leggere le Ansa e gli altri quotidiani nazionali in versione elettronica è diventato un calvario: articoli scopiazzati da altre fonti, la cui veridicità non è quasi mai accertata prima della pubblicazione. Aggiungiamo i casi di palese traduzione con sistemi automatici, e continuiamo con gli articoli zeppi di errori, refusi e violenze alla lingua inenarrabili (i giornalisti dell'ansa, ad esempio, non sembrano essere dotati di tastiere con le accentante, visto che àèò vengono sempre apostrofate in a' e' o').
Posso tollerare cadute di stile simili ad un blogger, in fondo non è il suo mestiere, ma ad un giornalista no.
Soprattutto, pagherei per avere un'informazione imparziale e oggettiva, ma sono certo che non basterebbe tutto l'oro del mondo, quantomeno in Italia.
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